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Considerazioni su Lavoro e Sviluppo

Una società del libero lavoro, dell'impresa e della partecipazione

La sfida del lavoro

Senza impresa non c'è occupazione

Dal turismo ai turismi

La terra promessa

L'economia provinciale tra il "non più" e il "non ancora"

Due anni di Governo Il punto su Sviluppo e Lavoro

Patto Territoriale. Sperare contro ogni speranza

Patto Territoriale. La nave sta per attraccare

Patto territoriale. Che bello! Abbiamo traguardato

Patto Territoriale. Ai nostri giovani

MPS (I) L'incontro del Petriolo

MPS (II) Non incriniamo la collaborazione

MPS (III) Il quadro normativo attuale e l'auspicata revisione


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Una società del libero lavoro, dell'impresa e della partecipazione

(Introduzione al Bilancio 1996, Consiglio Provinciale, 21. 2. 1996)

Sul piano economico-sociale ci attendono dunque i problemi della transizione alla società dell'informazione nel cui contesto ricostruire una società attiva che consenta la partecipazione di tutti i cittadini senza esclusioni.

Dobbiamo proporci cioè un nuovo orizzonte di pieno impiego, che non implichi un riferimento esclusivo al modello del lavoro dipendente, e puntare ad una "una società del lavoro libero, dell'impresa e della partecipazione" che neghi in radice la nozione secondo la quale una dose di esclusi è necessaria per mantenere la stabilità. L'obiettivo è conciliare crescita, competitività e sviluppo integrale e solidale di tutti i cittadini nella società.

La realizzazione di questa società forse reclamerebbe un Ezio Vanoni, di cui sono appena trascorsi 40 anni dalla morte e che, purtroppo, morì senza eredi. Come ha ricordato Giorgio Ruffolo, tutti i problemi che Vanoni si era posto rimangono ancora aperti. A cominciare dall'incapacità di far marciare la crescita economica di pari passo con la crescita dell'occupazione. Tema attorno al quale Vanoni si arrovellò e lungo e lo condusse a partorire quel famoso schema, che probabilmente è stato l'unico tentativo di guardare i mali endemici della nostra economia attraverso una politica di programmazione equilibrata ed equa.

Ma la constatazione del fatto che le potenzialità offerte dalle innovazioni tecnologiche tendono a tradurre la crescita economica più in un aumento della produttività del lavoro che non in un maggior impiego del lavoro stesso, mi porta a sostenere che i tempi sono ormai maturi per avviare un'ampia riflessione sul significato del lavoro nella società post-industriale.

Accanto al concetto di un lavoro retribuito secondo le regole del mercato, deve trovare posto anche quello di un lavoro retribuito diversamente. Dal momento che oggi si è in grado di produrre più ricchezza con meno lavoro, la situazione attuale si può anche presentare come una grande opportunità: finalmente potrebbero essere riconosciute e promosse attività che sono di grande importanza sociale, anche se non partecipano direttamente al processo produttivo di mercato (sostegno alle famiglie, cura delle persone anziane e dei portatori di handicap, protezione dell'ambiente, ecc.). Perché ciò si realizzi è necessario che venga accolta l'idea che il valore del lavoro non è unicamente connesso al fatto di produrre un reddito, ma al fatto di essere attività della persona, da cui ricava il suo senso e la sua dignità.

Le società economicamente mature, come la nostra, esprimono una domanda crescente di servizi che corrispondono a bisogni sociali e di qualità della vita. Nel soddisfacimento di queste richieste il ruolo del lavoro umano continuerà ad essere essenziale, anche perché, in questi settori, la produttività del lavoro è destinata a crescere meno che la produttività nel resto dell'economia, dove interi comparti possono essere automatizzati e dove oggi può ridursi anche l'utilizzo del lavoro non manuale e direttivo.

Dovremo tutti, allora, fare un grande sforzo, affinché i guadagni di produttività, nei settori in cui lo sviluppo tecnologico si verrà a manifestare con una continua riduzione del fabbisogno di lavoro, siano utilizzati per sostenere quella domanda di qualità della vita che, richiede, invece, un uso crescente del lavoro umano.

In questo sforzo dovrà impegnarsi congiuntamente l'intervento pubblico, il mercato, le energie volontarie della società civile.

 


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La sfida del lavoro

(Introduzione al Bilancio 1996, Consiglio Provinciale 21. 2. 1996)

Un altro colossale leone che insidia la democrazia è rappresentato dal lavoro e dalla capacità di attivare una sorta di Piano Marshall per l'occupazione.

A livello europeo

Il problema del lavoro si manifesta in tutta la sua ampiezza nei paesi del continente (18 milioni di disoccupati in Europa), poiché la crescita, peraltro contenuta, non genera nuova occupazione. Da alcuni anni la questione è all'ordine del giorno dei paesi europei e della politica della Comunità Europea, resa efficacemente esplicita anche da approfondimenti e indicazioni quali quelli contenuti nel libro bianco di Jacques Delors, approfondimenti e indicazioni che investono i nodi della politica economica dei diversi paesi, la società dell'informazione e della comunicazione, i nuovi ambiti nei quali sviluppare nuova occupazione, e via dicendo.

A livello italiano

Gli elementi critici della situazione italiana riguardano il livello del debito pubblico, l'entità dei disavanzi annuali e, ora, il riemergere della disoccupazione resa ancor più minacciosa dalle spinte inflazionistiche.

Il giudizio sull'economia reale nel suo insieme è rovesciato, ma a livello territoriale resta negativo.

Diversamente da altre epoche storiche nelle regioni del nord-est fino alle Marche e oltre (sia pure a macchia di leopardo) lo sviluppo è forte e sostenuto. La struttura delle imprese medio-piccole risponde significativamente agli imperativi della competitività. L'Est europeo sta esercitando la funzione attrattiva (investimenti e joint venture) che spiega non poco il rilancio delle nostre regioni orientali. Nelle regioni occidentali le cose non vanno altrettanto bene. Più a sud si incontrano anche ostacoli culturali strutturalmente avversi allo sviluppo.

Anche se il terzo rapporto del CNEL, presentato il 15.2.1996, ci ricorda che sono superficiali le tesi che vedono un Nord elemosiniere contrapposto ad un sud perennemente assistito. Il rapporto testimonia che anche il portafogli delle famiglie del ricco nord-est, considerato la locomotiva economica d'Italia, è in buona parte alimentato da voci di bilancio pubblico (come il sistema previdenziale ed il recupero del fiscal drag): per la precisione, per una quota pari al 30-50% per le classi di reddito fino a 50 milioni.

Gli effetti del risanamento delle casse dello Stato avviato nel 1992 (con 4 manovre correttive che hanno raggiunto i 200 mila miliardi di lire) sono passati addosso agli italiani come un rullo compressore, che ha spostato molte risorse dalle famiglie consumatrici (la cui quota sul reddito disponibile si è ridotta di oltre 3 punti percentuali) alle società private ed alle imprese individuali.

Ma gli italiani hanno retto il colpo correggendo al ribasso le proprie aspettative per il futuro, un tempo per taluni, forse eccessive.

Per questa ragione il processo di risanamento, avendo colpito dal punto di vista economico le prospettive future di tutti i nuclei familiari (quelli ricchi come quelli poveri), non ha accresciuto in modo particolare l'indice di disuguaglianza presente nel nostro Paese, che era e resta comunque forte e, come 25 anni fa, al di sopra della media europea.

Nella provincia di Grosseto

Dentro questo fenomeno generale noi stiamo evidentemente con le nostre dimensioni e con le nostre piccole ma chiare peculiarità alle quali attenersi, consapevoli però che quello del lavoro e del tipo di sviluppo necessario a generarlo è una delle nostre grandi questioni. Anzi, è la nostra grande questione, pensando alla quale è stato costruito l'intero programma di bilancio, nel quadro, ovviamente, di quelle che sono le nostre competenze e quindi le risposte che l'Ente provincia è chiamato a dare.

Per quanto concerne la nostra provincia sono sufficienti alcuni indicatori a rendere il senso generale della situazione economica.

Andamento della disoccupazione, struttura della occupazione, reddito prodotto, testimoniano permanentemente la grave crisi dell'economia locale e la necessità di continuare ad agire per la ripresa necessaria e possibile. Questo obiettivo va perseguito con il miglioramento costante delle nostre proposte e con il rafforzamento della collaborazione e del confronto con gli interlocutori esterni alla nostra realtà, a partire dalla Regione Toscana.

Grosseto si discosta dal modello produttivo toscano basato sullo sviluppo della piccola e media impresa manifatturiera, distinguendosi da esso per diversi elementi tra i quali, in particolare, il rilievo che hanno avuto da una parte la forte caratterizzazione agricola e dall'altra la presenza della grande industria (mineraria, chimico mineraria, chimica). La pressoché totale dismissione di quest'ultima ha riconfermato poi la tradizionale debolezza del tessuto produttivo, mentre sono scomparse, o risultano seriamente ridimensionate, alcune fra le più rilevanti imprese manifatturiere il cui impianto risaliva agli anni 60 e agli anni 70.

A differenza o in misura maggiore di altre realtà regionali, oggi come Grosseto incluse nelle aree depresse, la provincia si trova dunque a fare fronte alle deficienze strutturali del suo sviluppo, riemerse nettamente negli ultimi anni sia per la crisi generale sia per il completamento della dismissione della grande industria.

Ne deriva la prevedibilità, come in effetti si è già verificato, di un effetto marginale nella realtà provinciale di meccanismi di ripresa basati su fenomeni complessivi - (come l'aumento delle esportazioni facilitato dal cambio), che possono indurre mutamenti di sostanza - a vantaggio di aree pronte a "ripartire" grazie ad una struttura produttiva che, debitamente qualificata, può inserirsi nei cicli economici favorevoli.

 


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Senza impresa non c'è occupazione

(Introduzione al Bilancio 1998, Consiglio Provinciale 27. 2. 1998)

Senza impresa non c'è occupazione.

Tradizionali o innovative, medie o piccole, di filiera o di nicchia è sempre ad essa che il nostro vigile sguardo deve essere rivolto. Diversi sono i modi di starle accanto.

Uno di questi è il sostegno finanziario.

Dopo:

l'intervento di 200 milioni per sostenere gli investimenti delle imprese locali mediante l'assegnazione di contributi ai consorzi Fidi,

lo stanziamento di 200 milioni per sostenere e agevolare investimenti per l'avvio di nuove attività e l'assunzione di nuove unità lavorative,

l'istituzione di un fondo di 250 milioni rivolto alle cooperative agricole attestate lungo la catena della filiera agro-alimentare.

Abbiamo recentemente:

gestito e sostenuto (con un contributo di 150 milioni), per l'area obiettivo 2, l'azione comunitaria detta ILO (Iniziative Locali per l'Occupazione) che complessivamente ha messo a disposizione delle imprese quasi 800 milioni.

Con gli interventi previsti nel Bilancio 1998:

gestiremo e rafforzeremo (con 200 milioni) un'azione analoga alla precedente, sull'area obiettivo 5 b, per un importo complessivo di 500 milioni;

prevederemo ancora interventi volti a sostenere gli investimenti delle imprese locali mediante l'assegnazione di contributi ai consorzi Fidi (utilizzando a breve l'avanzo di amministrazione '97);

presenteremo la candidatura nei termini previsti dal Bando regionale nell'obiettivo 3 per la creazione d'impresa nel settore dei servizi alla vita quotidiana e per il miglioramento della qualità della vita.


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Dal turismo ai turismi

(Introduzione alla Conferenza provinciale del Turismo, 13. 9. 1996)

Le difficoltà della situazione economica sono in primo luogo segnalate dai problemi dell'occupazione. Il 1995 ha di nuovo messo in evidenza la questione visto che gli iscritti al collocamento hanno superato in alcuni momenti dell'anno le 20000 unità.

Per quanto ci riguarda siamo impegnati su molti fronti per rispondere ai problemi dell'economia che coinvolgono i nostri rapporti con al Regione Toscana e con il Governo.

Nel confronto con l'una e con l'altro puntiamo in primo luogo al rilancio delle attività produttive e delle zone più in crisi (204 - art 26 accordo di programma - 221) e poi a dare corpo alla realizzazione di progetti territoriali su tutto il territorio provinciale. Con favore ho accolto la disponibilità della Regione Toscana, ribadita nel recente incontro del 20 febbraio 1996, ad operare in tal senso.

Di fronte alla necessità di imprimere una svolta alla difficile situazione provinciale, abbiamo ben presente che il turismo rappresenta oggi una delle risposte possibili e uno degli strumenti per la ripresa e l'espansione dell'economia provinciale. E' una scelta convinta su cui intendiamo procedere articolando scelte politiche efficaci con il concorso di tutti i soggetti pubblici e privati interessati.

Tradizionalmente il turismo locale è balneare, caratterizzato dalla forte presenza delle strutture extra-alberghiere; l'interno partecipa modestamente al fenomeno turistico o comunque non in modo adeguato rispetto alle sue potenzialità.

Fra i turismi che si vanno affermando emerge l'agriturismo di cui è possibile prevedere un ulteriore avanzamento.

Ci troviamo insomma dinanzi, da una parte, ad un problema di congestione nello spazio e nel tempo e dall'altra, a potenzialità non utilizzate.

Occorre, allora, agire su entrambi i punti e la Provincia lo farà in primis con gli strumenti di programmazione di cui dispone: a volte di carattere settoriale (programma agriturismo) o di valenza più generale come il Piano Territoriale di Coordinamento. Il PTC offrirà le indicazioni per supportare i cambiamenti strutturali necessari sia per la costa che per l'entroterra in relazione ai vari tipi di turismo.

In linea generale il turismo a cui pensiamo è il turismo che utilizza pienamente le risorse territoriali a partire da quelle di carattere ambientale e storico-culturale. Per dare seguito a questa convinzione bisogna realizzare azioni e progetti su alcuni dei quali siamo già impegnati, come la realizzazione dei parchi archeologici, l'organizzazione delle aree protette in grado di favorire la fruizione turistica, la realizzazione del sistema museale.

D'altra parte fanno parte del patrimonio del territorio tradizioni e prodotti che possono concorrere alla qualificazione dell'offerta e all'immagine del turismo provinciale.

Componente essenziale di questa politica turistica è il programma L.E.A.D.E.R. II che deve curare la valorizzazione di alcuni elementi importanti dell'offerta relativi alle caratterizzazioni del territorio, le produzioni tipiche e di qualità e la proiezione all'esterno dell'immagine.

Determinante risulta essere, altresì, il ruolo svolto dai Consorzi Grosseto-Export e Maremma Alimentare e l'attività della Camera di Commercio. Come importanti risultati li attendiamo dall'opera dell'Azienda di Promozione Turistica.

I Comuni si stanno sforzando di avanzare proposte e progetti e ugualmente avviene per i privati. Questo sforzo deve essere sostenuto nel modo più congruo. L'esperienza dell'utilizzo del 2081 dimostra, però, che c'è un divario rilevante tra il complesso delle proposte e le risorse disponibili (basti pensare alle infrastrutture turistiche dove la somma degli investimenti ammissibili a contributo non arriva a trenta miliardi in Toscana, mentre le richieste avanzate sempre in Toscana sono pari a più di trecento miliardi).

La Regione deve obiettivamente riconoscere che Grosseto è uno dei principali giacimenti di quelle risorse di base sulle quali è possibile fondare una qualificata espansione del turismo regionale. Per questo chiediamo che sia più stringente la collaborazione con la Regione stessa per il successo dei nostri progetti territoriali e per migliorare complessivamente il turismo provinciale.

 


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La terra promessa

(Introduzione alla Conferenza provinciale dell'Agricoltura, Grosseto 7. 11. 1996)

La nostra lettera d'invito alla conferenza ci ricorda che "le radici della terra promessa sono forti come la sua gente che sa essere con equilibrio conservatrice e innovatrice" .

Conservazione e innovazione: due grandi poli della dialettica politica.

Oggi come mai vi sono in Italia alcune cose da conservare (l'unità, i valori costituzionali) e molte cose da modificare. Sulle prime, forse, v'è un sufficientemente largo consenso. Sulle seconde, purtroppo, ancora troppi si dimostrano insensibili.

LA TITANICA LOTTA TRA ULISSE E MOSE'

Anzi, al di là delle apparenze, è in atto una formidabile lotta tra l'Italia che non vuol cambiare e l'Italia del cambiamento.

La prima, un po' come gli antichi greci, è tutta protesa al passato, alla ricerca di una perduta età dell'oro; il suo simbolo è Ulisse che anela a ritornare nella sua terra: la sua patria è un prima, la sua vita un ritorno.

La seconda, fedele all'ideale della terra promessa, è invece spinta ad assumere la prospettiva dell'esodo, dell'uscita; il suo simbolo è Mosè proteso verso una patria che è un poi, è un avanti.

Anche noi oggi dobbiamo scegliere tra un prima e un poi, tra i nostalgici del ritorno e i fautori del balzo in avanti, tra i restauratori e i riformisti presenti in tutti gli schieramenti, nelle organizzazioni, nelle associazioni, nelle istituzioni.

Il titolo che abbiamo scelto per questa importante Conferenza Provinciale dice chiaramente noi da che parte stiamo: nel nostro futuro non c'è un'Itaca da recuperare, c'è una Gerusalemme da conquistare.

UN'ITALIA NORMALE

La nostra terra promessa è un'Italia normale nella quale sia possibile dare completa realizzazione ai principi fondamentali della Carta costituzionale: il principio democratico (art. 1), quello lavorista (articoli 1 comma 1 e 4), quello personalista (art. 2), quello di eguaglianza (art. 3), quello pluralista nella sua dimensione sociale, istituzionale, ideologica (artt. 2, 5, 21) e, infine, quello internazionalista (art. 10).

Per muoversi in questa direzione è urgente che il parlamento e il governo, ciascuno per le proprie responsabilità, abbiano il coraggio di realizzare il loro esodo: il passaggio, cioè, dal centralismo e il burocratismo inefficiente al policentrismo istituzionale fondato sui principi di sussidiarietà e solidarietà.

Senza un'autentica riforma dello Stato, senza un'avanzata forma di federalismo, senza l'adozione di misure radicali in materia di semplificazione e razionalizzazione dell'azione amministrativa, senza l'accorpamento negli Enti costituzionalmente previsti dei vari distretti, corpi, intendenze, soprintendenze, provveditorati e via dicendo affogheremo nel nostro Mar Rosso, magari durante una conferenza dei servizi.

Il sistema è vicino al collasso istituzionale e l'Imperatore rischia di non rendersene conto, circondato come è di burocrati confuciani tutori dell'immodificabilità dell'ordine costituito. E' di rivoluzionari taoisti che abbiamo bisogno, non di burocrati confuciani!

DALLA "TENDA" AL "VILLAGGIO": l'attivazione del circuito virtuoso provinciale

La terra promessa richiama dunque la prospettiva dell'esodo. E l'esodo è anche un appello ad uscire dall'accampamento per andare verso qualcosa di più grande. E' l'invito a passare dalla cultura della tenda alla cultura del villaggio.

Da quella cultura che in maniera miope valuta ed agisce solo in termini di convenienza per la propria organizzazione, per il proprio partito, per la propria proprietà a quella cultura capace di ragionare ed agire in termini di bene comune, di popolo, quindi di comunità (provinciale, nazionale, mondiale).

Per troppo tempo nella nostra provincia i gruppi dirigenti di tutte le organizzazioni hanno vissuto in una situazione che definirei infernale: tutti contro tutti, con ciascuno che accusava l'altro di rappresentare il vero ostacolo allo sviluppo. Gli imprenditori e talune associazioni di categoria a sostenere che il blocco dello sviluppo era rappresentato da istituzioni capaci solo di vincolare il territorio e incapaci di snellire gli iter burocratici; le istituzioni a dichiarare che il vero limite era riscontrabile nella mancanza di una classe imprenditoriale, entrambi a criticare un sistema creditizio capace di fare solo i propri miopi interessi.

L'unica cosa sulla quale tutti mostravano convergenza era la strategia del lamento e dell'attesa di un qualche messia. Pensando alla antica storia del popolo d'Israele - evocata dal titolo della nostra Conferenza - la condizione sembrava essere simile a quella del resto d'Israele dopo la dura esperienza della cattività babilonese.

Ma da un po' di tempo a questa parte qualcosa di nuovo si scorge all'orizzonte: odo un linguaggio diverso e vedo una parte della classe dirigente locale incamminarsi verso il sacro monte della virtù.

Vedo sindaci, imprenditori, responsabili di associazioni di categoria, di aggregazioni consortili di scopo, di sindacati e di istituzioni creditizie disposti a superare le connotazioni comportamentali del lamento e dell'attesa di una salvazione dall'esterno e invece disponibili a diventare promotori e attori di uno sviluppo locale pensato, progettato e realizzato dal basso.

Odo dichiarazioni di disponibilità a fare ciascuno la propria parte nel quadro di una progettazione complessiva coerente con le vocazioni forti della nostra provincia. E quale vocazione da noi è così forte come quella rurale!

Sia chiaro, ancora siamo nel mezzo del viaggio - perché la meta è ancora lontana e non tutti i protagonisti si muovono nella stessa direzione - e quindi necessitiamo della mentalità della traversata: sguardo rivolto lontano ma piedi ben saldi a terra; disponibilità a sacrificare l'apparenza a vantaggio del duro lavoro quotidiano; consapevolezza che in questo campo una cosa è la semina e un'altra il raccolto.

LA TERRA PROMESSA PER OFFRIRE NUOVI MOTIVI DI SPERANZA

Ma il cammino verso la terra promessa è anche un cammino carico di speranza.

Ecco, allora, l'altro nostro dovere: fornire motivi di speranza alla nostra gente, ai giovani soprattutto. Parliamo di speranza, perché quando si smette di dire cose belle, si smette anche di pensarle. Smettiamola con i piagnistei, col dire che tutto va male, che si stava meglio quando si stava peggio.

Poi, cerchiamo di dare gambe alla speranza, operiamo per organizzarla, creiamo le condizioni perché cresca.

E qui ciascuno deve fare ciò che gli compete... e anche di più!

Per quanto ci riguarda (e con riferimento solo alle grandi questioni) sul fronte del governo del territorio:

  • stiamo portando a conclusione quel grande strumento che è il Piano Territoriale di Coordinamento;
  • entro breve licenzieremo il Piano Provinciale delle Attività Estrattive;
  • abbiamo condotto sino ad approvazione Regionale il Piano Provinciale dei Rifiuti;
  • è nostra intenzione dare la stretta finale al Piano Neve.

Sul fronte dello sviluppo economico ricordo:

  • la nostra azione per attingere ai fondi previsti dalla legge 236 e il successivo impegno nella Grosseto Sviluppo per concretizzarne gli effetti;
  • il lavoro di accompagnamento, di stimolo e di controllo perché avessero a decollare una serie di progettualità nel quadro del programma comunitario Leader II;
  • l'attivazione delle procedure per concretizzare un Patto Territoriale per lo sviluppo;
  • la costante attenzione con la quale seguiamo la complessa vertenza ENI sulle colline metallifere;
  • lo sforzo fatto sulla linea del sostegno alle imprese (agricole e non agricole) per favorire il ricorso al credito e attivare nuova occupazione e nuova impresa;
  • la predisposizione di un protocollo d'intesa con la Regione Toscana per snellire talune procedure di natura urbanistica al fine di far decollare progetti in grado di produrre impresa e occupazione;
  • la scelta, non indolore per il nostro bilancio, di esentare gli agricoltori dal pagamento nel 1996 la Tosap (scelta che riconfermeremo per il 1997).

Sul fronte dei servizi:

  • la presentazione del Piano Provinciale della Mobilità;
  • la messa a disposizione di quasi 800 milioni del nostro bilancio per la progettazione esecutiva di alcuni lotti per il raddoppio dell'Aurelia e della Grosseto-Siena;
  • interventi per diversi miliardi sul fronte della viabilità provinciale nel 1996 e altrettanti previsti per il 1997.

"La terra promessa è un'opportunità" - diciamo nella lettera d'invito.

Alle intelligenze, alle capacità e alle passioni che nel nostro Paese e in questa provincia esistono, l'auguro di saperla cogliere.


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L'economia provinciale tra il "non più" e il "non ancora"

(Introduzione al Bilancio 1997, Consiglio Provinciale, 22. 2. 1997)

Sul fronte socioeconomico ci troviamo dinanzi ad una sfida strategica: quella di riannodare i fili del rapporto tra una qualità della vita che ci colloca al 6° posto tra le province italiane e l'evoluzione di un'economia declinante.

Le tendenze dello sviluppo economico ci definiscono area di declino industriale, di insufficiente dotazione terziaria, di contrastato progresso rurale.

La globalizzazione anche da noi sta provocando situazioni di sofferenza e di crisi sia sul versante della piccola impresa che sull'intera economia, già poco specializzata, fragile e autoreferente.

Da tempo stiamo ormai dicendo che in un'economia sempre più scambista, la provincia di Grosseto - al pari di altre micro-regioni europee - deve investire sulle sue più forti vocazioni.

A ben vedere, però, anche noi non sfuggiamo alla logica della transizione: la nostra economia reale si trova collocata nel delicato passaggio tra il "non più" e il "non ancora".

Tra il non più rappresentato dal progressivo declino dell'agricoltura di base, dell'industria chimico-mineraria, del turismo che non utilizza pienamente tutte le qualità del territorio, del ciclo edilizio e infrastrutturale, del manifatturiero despecializzato e il non ancora costituito dal difficile decollo della valorizzazione delle nostre vocazioni forti, in un'ottica di accrescimento degli scambi di mercato con l'esterno della provincia.

La nostra azione

Su questo grande fronte l'amministrazione provinciale intende svolgere pienamente la propria azione proseguendo l'attività intrapresa lo scorso anno.

Da un lato utilizzando al meglio gli strumenti esistenti: le politiche comunitarie, la 236/93 (prevalentemente per attrezzare le aree strategiche per insediamenti produttivi), la 204/93, la 221, il Fondo di sviluppo del MPS, i Lavori Socialmente Utili.

Quindi tentando di traguardare gli strumenti e i progetti innovativi. Tra questi ne vorrei citare alcuni.

Il Patto territoriale, che si muove proprio nella logica di introdurre forti componenti di valore aggiunto nelle filiere vocazionali tipiche (agroalimentare di qualità, ambiente e cultura, turismi specializzati, artigianato evoluto, manufatturiero leggero e compatibile) e di promuovere una serie coordinata di iniziative di sistemi a rete (parco della civiltà degli etruschi, parco minerario, sistema delle ippovie, sistema delle aree umide e protette) e di poli-motore (in specie, il centro di eccellenza del cavallo e il sistema espositivo).

Il Distretto rurale europeo, che può rendere la nostra terra idonea a rappresentare per l'Europa un laboratorio dove concentrare la sperimentazione di tecniche e di processi produttivi nei settori dell'economia rurale. Un luogo per realizzare progetti-pilota sulla tutela e la valorizzazione delle produzioni, dei patrimoni genetici animali e vegetali; una sede dove ospitare corsi di studio, stage formativi per i cittadini europei sulle tematiche dello sviluppo rurale integrato.

Lo sviluppo del Sistema Qualità Maremma, con l'intento di promuovere la qualità come elemento distintivo della realtà provinciale, sia attraverso la valorizzazione delle produzioni tipiche che mediante l'effettivo decollo del programma comunitario L.e.a.d.e.r. II.

La definizione del Piano Turistico provinciale che, utilizzando il lavoro già in atto, delinei le necessità strutturali, verifichi lo stato dell'organizzazione imprenditoriale, individuando i possibili strumenti di miglioramento, tracci con precisione la strada della promozione.

La scommessa sui Nuovi Bacini Occupazionali (ambiente, cultura, servizi alla persona) che intendiamo sostenere e attorno ai quali intendiamo favorire l'organizzazione di reticoli di piccole imprese.

Il progetto di messa a sistema, in un processo organico, di tutti gli strumenti di politica attiva del lavoro attraverso la rivisitazione del nostro sistema di formazione professionale. Per avere, a regime, un sistema organico che parta dall'orientamento, preveda la formazione professionale, attivi i crediti formativi, assista e faccia assistenza e consulenza per la ricerca di lavoro e per la creazione d'impresa.

 


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Due anni di Governo

Il punto su Sviluppo e Lavoro

(Introduzione al dibattito su "Due anni di Governo. Il punto su sviluppo e lavoro", Consiglio Provinciale 25. 5. 1997)

INTRODUZIONE

Il tono "dimesso" dell'economia

Abbiamo già fornito uno schema generale di analisi dell'economia e della società locale, particolarmente in occasione dell'approvazione dei bilanci 1996 e 1997 e delle relative Relazioni programmatiche.

In ulteriori occasioni abbiamo focalizzato la nostra attenzione sull'origine delle difficoltà economiche ed occupazionali della Provincia, e delle vie che - a nostro avviso - occorre percorrere per cambiare.

Sul tema dell'origine delle difficoltà e dei limiti, è sufficiente ricordare che da noi si sono fusi, a volte legandosi in un rapporto di causa ed effetto:

fenomeni propri della crisi di zone a sviluppo industriale, quali la scomparsa della grande industria e la debolezza del manifatturiero;

sviluppi parziali, quali la specializzazione dell'agricoltura e la trasformazione agro-alimentare ai vari livelli;

promesse di decollo non ancora pienamente verificatesi, come nel settore turistico, prevalentemente organizzato, per strutture e diffusione territoriale, nel balneare e sulla costa.

In generale, si è sofferto: di scarsi rapporti con l'esterno, di un'insufficiente propensione all'innovazione, e della mancata acquisizione di quelle componenti di valore aggiunto che derivano dalla qualità, dalla promozione e dalla commercializzazione diretta del proprio prodotto.

La debolezza dell'economia ufficiale è stata mitigata dalle varie forme di reddito affluenti alle famiglie da permanenti legami con l'origine contadina e con la terra, dal lavoro precario e dal secondo lavoro.

Non a caso, e non solo per quanto detto, il territorio provinciale figura tra le zone italiane dove sono più alti alcuni valori che definiscono la qualità della vita, a dimostrazione dei molti lati positivi che lo caratterizzano.

Il tono dimesso dell'economia, fatte salve le sacche di novità e d'efficacia, contrasta nettamente con quelle che giustamente sono considerate come opportunità di sviluppo e che sorreggono gli obiettivi della piena valorizzazione di tutte le risorse locali nell'ambito nazionale e comunitario. Cosa che può avvenire attraverso la sistemazione del lavoro e dei suoi prodotti in un sistema che punta sulla qualità per conseguire anche la quantità, e vale a dire un'espansione, una crescita dell'economia.

Anche questo è un ragionamento che abbiamo già svolto, in ordine al quale occorre verificare a quale punto siamo.

L'ingresso "ufficiale" nel mercato di nuova forza lavoro

Intanto occorre tenere presente che mentre i dati demografici ci danno stazionarietà e calo di residenti, si costata un netto incremento di forza lavoro che entra "ufficialmente" nel mercato e che richiede nuovo lavoro.

Il grande aumento d'iscritti al collocamento avvenuto negli ultimi anni registra naturalmente tutte le crisi note ed anche quelle striscianti, ma mette anche chiaramente in evidenza questi nuovi ingressi e la difficoltà dell'economia ad assorbirli progressivamente. Si sommano dunque due fenomeni: l'espulsione di occupati generata da chiusura o ridimensionamento di attività esistenti, la nuova offerta di lavoro che proviene dalle classi giovanili e non solo da loro.

LE RIPOSTE POSSIBILI

Guardando appunto alle risposte possibili, vogliamo farne presenti alcune nelle quali siamo stati e siamo profondamente impegnati, sulle quali si sono ottenuti risultati non trascurabili o che propongono una qualificazione ulteriore della nostra attività.

GLI STRUMENTI A SERVIZIO DELLA RIPRESA

L'azione degli ultimi tempi ha teso a consolidare gli strumenti già attivati, a rendere operativi quelli individuati ma in fase di stallo, a cercare nuove possibili opportunità per dar gambe alle idee e ai progetti presenti in loco.

In questa direzione è utile rammentare i seguenti risultati.

La conferma della posizione della provincia negli obiettivi comunitari 5b e 2 del Regolamento 2081/93 e la conseguente utilizzazione dei sostegni per il primo triennio di validità.

La collocazione, confermata per il secondo triennio del 2081, di buona parte dei Comuni della provincia nella deroga comunitaria che garantisce massimali di aiuto più elevati del 5% di quelli normalmente da applicare nei regimi di aiuto europei e nazionali sulla base delle regole sulla concorrenza.

L'applicazione alla provincia del Programma Leader e la conseguente definizione del programma locale ora in via di attuazione da parte dei Gruppi di azione locali.

Il finanziamento delle attività sostitutive delle attività minerarie legge 221/90 (bacini minerari).

La prima utilizzazione del finanziamento previsto dalla legge 204/93 per il recupero e la riutilizzazione di compendi immobiliari ex minerari.

Il riconoscimento della provincia come area di crisi, con conseguente presentazione di un primo piano di rilancio ai sensi della legge 236/93 e l'assegnazione di un contributo di circa 22 miliardi.

La sottoscrizione di un Protocollo di Intesa con la Regione per la soluzione di taluni problemi di fattibilità urbanistica su progetti presentati da Comuni e privati.

Gli strumenti citati non sono pii desideri, ma acquisizioni e, su diversi di essi, sono in corso di realizzazione i relativi investimenti pubblici e privati.

LO STRUMENTO PATTO TERRITORIALE A SERVIZIO DI UN DISEGNO ORGANICO DI RILANCIO

In questo contesto è maturata l'idea di attivare lo strumento Patto Territoriale.

Già nell'estate del 1995 - facendo presente alla Commissione Attività Produttive della Camera le nostre attese riguardanti il riconoscimento di area di crisi e il finanziamento del relativo piano di rilancio - abbiamo sottolineato la necessità che fossero assegnate adeguate risorse agli strumenti della programmazione negoziata, in particolare ai Patti territoriali, che potevano consentire di articolare e attuare piani organici di sviluppo locale.

La stessa posizione abbiamo sostenuto in sede regionale in concomitanza dell'avvio, nella programmazione regionale, di nuovi modi di leggere il territorio, come i Sel (Sistemi economici locali) e di nuovi strumenti di canalizzazione degli interventi come i Programmi Locali di sviluppo, la cui formazione sta per essere disciplinata da apposite norme regionali.

La preoccupazione era dettata dalla possibilità che i vari strumenti di sostegno, da allora ulteriormente incrementatisi, finissero per produrre ricadute positive molto parziali, per i meccanismi di selezione regionale operanti (p. es. nel 2081) o per la mancanza di organicità degli interventi sostenuti.

Giovandoci della collocazione già ottenuta nelle aree depresse su scala regionale e nazionale, abbiamo allora iniziato la via dei Patti territoriali, una volta che questi sono stati attivati con una prima dotazione di risorse statali (con richiesta formalmente inoltrata al CNEL il 22 maggio 1996).

Infatti, il Patto poteva consentire non solo un ulteriore consistente afflusso di contributi, ma anche di perseguire più pienamente un disegno organico di rilancio: chiamando all'appello proposte progettuali sulle vocazioni di sviluppo locale e collegando le proposte a quanto in corso di realizzazione grazie all'uso di altri strumenti.

Dunque il quadro delle proposte e dei progetti rivolti allo sviluppo va ora formato tenendo conto di ciò che si sta complessivamente muovendo nella realtà provinciale, con la consapevolezza che occorre stare con il massimo impegno e con chiarezza di idee all'interno di un processo di realizzazioni positive in buona parte da noi stessi rese possibili.

Ciò richiede un ulteriore approfondimento e una più precisa definizione:

della piattaforma sulla quale ricercare il rilancio economico-occupazionale, con un lavoro che per sua natura non può conoscere tregua,

e delle proposte conseguenti avanzate direttamente dagli Enti Pubblici o da parte dei privati.

Richiede, altresì, l'individuazione e l'avvio di progetti di espressione diretta della Provincia che s'inseriscono in quella piattaforma e sollecitano o si congiungono ad altri progetti pubblici e privati.

LA POLITICA FORMATIVA E DELL’ORIENTAMENTO AL LAVORO

Siamo in azione da tempo, con le modifiche già impresse al nostro sistema formativo e con la realizzazione dei supporti di ricerca ed esame della realtà produttiva che lo devono sostenere.

Gli obiettivi sono:

in primo luogo, la connessione dell'attività formativa con le prospettive di utilizzo delle nostre risorse nei diversi campi (nuove attività e professioni in turismo, cultura, ambiente, agroalimentare, manifatturiero ed artigianato, ecc.);

in secondo luogo, l'innalzamento del tasso tecnico delle attività professionali e l'innovazione, come linee guida che facciano stare le forze di lavoro locali all'interno dei processi generali riguardanti qualità e specializzazione.

La formazione in un sistema come il nostro, deve essere accompagnata con successivi interventi di sostegno al lavoro fortemente personalizzati senza abbandonare i formati a se stessi (tutoraggio nella creazione d'impresa, orientamento e accompagnamento al lavoro, ecc.).

LA SCOMMESSA DEI NUOVI BACINI OCCUPAZIONALI

Con il nuovo Docup ob. 2, e tra breve nell'ambito dell'ob. 5b, è introdotta una linea di aiuti per incrementare l'occupazione di disoccupati, inoccupati e donne, attraverso la costituzione di nuove imprese o l'assunzione in imprese esistenti.

I settori interessati sono quelli dei nuovi bacini occupazionali, già definiti negli studi e nelle decisioni comunitarie: servizi alla persona e alla qualità della vita, servizi ambientali, turistici e culturali.

Quest'indirizzo è di grande importanza per il territorio provinciale, a parte la limitatezza delle risorse attualmente a disposizione per gli aiuti, perché coincide con alcune rilevanti opzioni e potenzialità dello sviluppo locale.

Nel territorio provinciale, l'affermazione di questa linea supera nettamente il significato circoscritto di possibile contributo alla copertura degli "spazi vuoti" del meccanismo di sviluppo e rispecchia invece una delle aspettative di occupazione e di espansione più rilevanti.

D'altra parte, l'utilizzazione degli strumenti di sostegno applicabili al territorio è rivolta proprio a mettere in valore, con progetti pubblici e privati, risorse caratterizzanti quali i beni ambientali e culturali e a permetterne una ricaduta positiva sulla qualificazione dell'offerta turistica.

Questi progetti devono avere una funzione trainante e diffusiva, in grado di alimentare un processo positivo (dalle imprese più consistenti a quelle di supporto) tipico di una vera e propria filiera.

Dunque l'indirizzo è da assumere, indipendentemente dalle risorse attualmente utilizzabili per gli aiuti, come linea permanente da adottare a partire dal sistema formativo fino all'assistenza per il progetto di impresa e per l'avvio della stessa. Le risorse potranno essere incrementate lungo la strada, anche con i bilanci degli Enti Pubblici, come abbiamo fatto anche noi collocando nel Bilancio 1997 una somma specificatamente destinata allo sviluppo e all'occupazione nei nuovi bacini occupazionali.

La Provincia è già impegnata, d'altra parte, con quelle di Siena ed Arezzo nel progetto comunitario "Labour team" sui servizi alla persona, che a seguito della rilevazione dei bisogni d'assistenza non soddisfatti porterà all'impianto di una struttura di collegamento tra domanda e nuova offerta di lavoro (da qualificare ed avviare adeguatamente), suscitando nuova occupazione in un ambito di gran contenuto civile.

LA RISORSA RURALE

Gli strumenti comunitari che sostengono il settore hanno in questo momento un'applicazione generalizzata, anche se con caratteri diversi per quanto riguarda il loro grado di diffusione. Ciò è in relazione, evidentemente, alle tipologie degli obiettivi e alla dimensione degli aiuti.

Accanto alla conclusione del primo triennio del Reg.to 2081, nel quale hanno avuto prevalenza per gli aiuti alle imprese l'agriturismo e la zootecnia, i vigneti e il vitivinicolo, hanno consentito notevoli investimenti i Reg.ti 2078 e 2080. Tra breve saranno assegnate, inoltre le risorse del Reg.to 866. E' alla partenza il programma Leader II, che deve essere attuato dai Gruppi di Azione Locale (GAL) in collaborazione con vari soggetti privati e pubblici tra i quali ha un ruolo rilevante l'Amministrazione Provinciale.

La linea comunitaria degli obiettivi settoriali di qualificazione e specializzazione, e di integrazione del reddito agricolo, si allarga alla valutazione dello "spazio rurale" come risorsa complessa, alimentata dall'insieme delle attività economiche del territorio e dai beni ambientali e culturali. Gli ultimi indirizzi che provengono dalla comunità giustappongono le zone a sviluppo rurale a quelle caratterizzate dai grandi insediamenti urbani ed industriali. In questi indirizzi lo sviluppo rurale perde il carattere settoriale e si configura come lo sviluppo desiderato, lo sviluppo sostenibile delle zone non compromesse, nelle quali all'agricoltura si accompagna l'artigianato e la piccola impresa, la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali e del turismo. D'altra parte lo stesso programma Leader affrontava ed affronta, sia pure con risorse limitate, il tema dello sviluppo integrato delle zone rurali.

Fermo restando che gli strumenti e le politiche idonee a conseguire un tal genere di sviluppo si articolano nelle diverse risorse di base coinvolte e in diverse politiche di settore, l'esigenza di integrazione, che conseguentemente emerge, rappresenta un obiettivo fondamentale per la provincia di Grosseto, che appunto, quel tipo di sviluppo sta perseguendo in relazione alle sue caratterizzazioni e potenzialità essenziali.

S'inseriscono in quest'ultima linea le azioni per la qualità come distintivo settoriale e territoriale, contenute negli strumenti comunitari ed anche nella relazione programmatica al Bilancio Provinciale, che investono aspetti determinanti dello sviluppo settoriale e del collegamento tra agricoltura, attività produttive, beni ambientali e culturali, turismo.

Della Relazione programmatica, ricordo le iniziative stabilite per il "marchio" e la convegnistica per la qualità, per la sperimentazione e la divulgazione, per la formazione a sostegno dello sviluppo rurale ed il sostegno al Leader II.

Nel quadro indicato, il Patto territoriale introduce, oltre ai progetti privati volti al potenziamento delle attività di trasformazione, alcune proposte che sostengono processi di qualificazione, "poli" di attrazione in grado di fornire servizi adeguati alle imprese ed agli Enti e nello stesso tempo di spingere produzioni ed attività verso un livello più elevato. Si tratta:

del polo per l'Alimentazione Mediterranea, che si collega alle iniziative già previste per il miglioramento dei prodotti e per la loro promozione;

dell'avvio del Sistema Espositivo, come momento unificante e qualificato delle attività esistenti e decollo di un'azione organica ed efficace della promozione della produzione locale;

del Centro di Eccellenza del cavallo, che deve raccogliere le aspirazioni e gli apporti dei privati e degli Enti, riguardanti le problematiche dell'allevamento, la promozione delle attività equestri, la loro messa a servizio della crescita di un turismo specializzato ed integrato nel verde e nella campagna.

A supporto di queste ultime scelte, nel Patto è presente un progetto di realizzazione di Ippovie nel territorio provinciale, per fornire uno sbocco idoneo all'escursionismo, assistito dalla rete delle imprese interessate.

Peraltro, sono diverse e consistenti le proposte presentate da soggetti privati che riguardano nuove attività di turismo rurale e turismo equestre.

LA RISORSA ARTIGIANA E PICCOLA E MEDIA IMPRESA

Artigianato e PMI si collocano nell'ambito della risposta alla crisi industriale che si è manifestata sul territorio provinciale e nella necessità di irrobustire quel tessuto produttivo che l'industria non ha alimentato.

Questi comparti s'inseriscono d'altra parte in quel processo di sviluppo integrato che vogliamo promuovere grazie alle caratterizzazioni essenziali del territorio.

E' avviato a soluzione l'obiettivo, posto da anni anche da parte delle forze imprenditoriali, di favorire la dotazione di aree attrezzate sul territorio provinciale, idonee sia ad offrire espansione alle imprese esistenti sia a consentire l'insediamento e lo sviluppo di nuove imprese promosse da investitori locali o esterni.

Hanno infatti conseguito il finanziamento occorrente nell'ambito del Reg.to 2081, con 4 miliardi di contributi, i progetti per le aree già individuate da alcuni Comuni, quali Grosseto (Pip Nord), Roccalbegna, S.Fiora e, a Casteldelpiano, l'area Orcia 1, prima fase, promossa dalla Società Naima (composta al momento dal Comune di Casteldelpiano, dalla Provincia, da Grosseto Sviluppo).

Sono inoltre inserite nel piano di rilancio per l'area di crisi già presentato dalla Grosseto Sviluppo e già finanziato con 22,5 miliardi sull'art. 1/ter della legge 236/93, le altre aree considerate strategiche, come Scarlino, Grosseto-Braccagni, Orbetello, la seconda fase dell'Orcia 1 (S. Rita di Cinigiano).

Naturalmente la realizzazione delle aree va corredata da un'azione di promozione per l'insediamento e di promozione d'area in generale. Tale azione è compresa nel piano di rilancio della Grosseto Sviluppo e sarà svolta anche nell'ambito del programma regionale per l'attrazione di investimenti in Toscana. Nel citato piano di rilancio è inclusa la realizzazione di incubatori per nuove attività e la ricerca sull'artigianato artistico e di qualità che deve condurre alla definizione di nuove linee di impresa.

Il sostegno agli investimenti delle imprese ha avuto due momenti rilevanti:

per l'artigianato, all'interno del Reg.to 2081 primo triennio, con il finanziamento di 36 progetti (5b e 2) per complessivi 6 miliardi di contributi che comportano circa 30 miliardi di investimenti;

per la piccola e media impresa in generale, con l'applicazione di due annualità della legge 221/90 per le attività sostitutive del minerario, con il finanziamento di 27 progetti, molti dei quali collocati nella zona Nord, che hanno ottenuto contributi per circa 12 miliardi e comportano investimenti per 63 miliardi.

Sempre per la piccola e media impresa, rimane inoltre aperto il canale di finanziamento della legge 488, già attivato dal Ministero dell'Industria e che avrà a breve un meccanismo di attuazione di carattere regionale.

Ha fatto da corredo l'iniziativa dell'Amministrazione Provinciale per il sostegno alle piccole e medie imprese extragricole con un impegno di 600 milioni sui bilanci 1996 e 1997, che in parte convergerà per l'anno in corso con le risorse del 2081 destinate allo sviluppo dei nuovi bacini occupazionali per l'impiego di disoccupati, inoccupati e donne.

In questo quadro il Patto territoriale immette alcune rilevanti proposte di investimento privato e i poli riguardanti il Sistema espositivo e Centri di assistenza e promozione dell'artigianato.

Va, altresì, ricordato in quest'ambito:

il prossimo avvio del nodo provinciale di Grosseto nella rete informativa regionale (la rete MAN) che avrà un'utilizzazione articolata, dall'informazione in generale alla PMI alla formazione continua;

l'attività per il trasferimento di tecnologie che sarà possibile con l'avvenuta adesione a Etruria Innovazione, uno dei tre nodi della rete regionale per l'alta tecnologia, che raggruppa le province di Siena, Arezzo e Grosseto, e che potrà operare sui vari punti cruciali dello sviluppo provinciale.

LA RISORSA TURISTICA

Ha avuto un esito apprezzabile l'utilizzazione del primo triennio del Reg.to 2081 da parte delle imprese, dei consorzi e dei soggetti pubblici con circa 14 miliardi di contributi, corrispondenti a circa 46 miliardi di investimenti.

Le cifre indicate cumulano investimenti in ricettività e attrezzature complementari, promozione e commercializzazione dei consorzi di imprese e dei soggetti pubblici, investimenti pubblici per strutture di accoglienza e promozione, qualificazione dell'offerta turistica nelle zone comprese e adiacenti alle aree protette.

La propensione all'investimento dei privati e dei soggetti pubblici nel turismo è d'altra parte da tempo superiore alle possibilità offerte dagli strumenti di sostegno.

Anche per questo motivo, e per la possibilità di velocizzare la risoluzione dei problemi urbanistici, il Patto territoriale si presenta come l'occasione di un contributo determinante alla qualificazione e all'espansione dell'attività turistica ed alla sua adeguata partecipazione alla prospettiva dello sviluppo integrato del territorio provinciale.

Riguardano il turismo la maggior parte dei progetti privati e pubblici presentati per il Patto territoriale e d'altro canto si riversano sul turismo i principali progetti di valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, qualificandone l'offerta e stimolando la crescita di turismi specializzati.

I tanti turismi possibili possono prendere corpo in primo luogo per il verificarsi di investimenti privati compresi nel Patto, attinenti:

i porti turistici - Marina di Grosseto, Scarlino;

le terme - Saturnia, Roselle, Bagnore, Bagnolo di Monterotondo; il golf - Monte Argentario, Follonica, Manciano, Massa Marittima, Gavorrano;

il turismo rurale nelle diverse zone;

il cavallo e il turismo equestre;

il turismo montano.

Emerge inoltre, positivamente, una partecipazione di tutto il territorio che può modificare sensibilmente l'attuale livello di concentrazione dell'attività turistica nel balneare e sulla costa, secondo le attese e gli indirizzi programmatici che abbiamo ripetutamente espresso.

A questo sbocco concorrono i progetti pubblici di creazione di parchi a rete, quali il Parco Minerario, il Parco tematico della Civiltà Etrusca (all'interno del quale troverà collocazione il già nato Parco del Tufo), il Sistema delle Riserve Naturali, ed inoltre le Ippovie e la Sentieristica.

Con queste dotazioni, può prendere effettivamente corpo la possibilità di turismi specializzati la cui fusione sul territorio può definitivamente configurare la provincia come un luogo di elezione, in Italia e all'estero, per le vacanze e il tempo libero.

La situazione che si va generando, che consideriamo a Patto approvato, presenta dunque caratteri molto interessanti e positivi.

In essa si situano opportunamente le varie azioni pubbliche tra le quali quelle decise dalla Provincia, che intendono stimolare ancora una crescita qualitativa e sistemare i processi in corso.

Tra esse, accanto all'atto fondamentale di organizzazione ed uso del territorio, cioè il Piano Territoriale di Coordinamento, trovano spazio:

gli studi per lo sviluppo e l'organizzazione dei turismi alternativi e integrativi al balneare, che terranno conto della realtà in movimento che si è descritta;

il piano turistico provinciale, che deve intervenire sulle problematiche più rilevanti dell'offerta e sulla politica delle imprese e degli Enti pubblici;

la definizione e la promozione di pacchetti turistici per la diffusione del turismo nel tempo e nel territorio;

la promozione degli Enti pubblici in sinergia con l'attività dei privati in Italia e all'estero.

I diversi prodotti turistici si devono legare in quell'integrazione settoriale ed intersettoriale alla quale aspiriamo, attraverso diversi fattori unificanti lo sviluppo indotto: dagli interventi "pilota"; dalla rete dei servizi per le imprese e di quelli rivolti agli utenti; dalla qualità dei prodotti turistici e dalla collocazione in essi dei prodotti dell'agricoltura e dell'artigianato e delle risorse di base del territorio; dal marchio e dalla promozione, nell'ambito della promozione d'area; dalle tradizioni e dalla cultura.

LE RISORSE AMBIENTE E CULTURA

La valutazione congiunta delle risorse di base ambientali e culturali è, in quest'ambito, motivata dal contributo comune ed unitario che tali risorse forniscono, come presidio di qualità del territorio e carattere fondamentale della sua identità generale.

D'altro canto i beni ambientali e culturali sono componente decisiva dello sviluppo integrato, conferendo ad esso non solo una connotazione d'immagine ma un'occasione di qualificazione e di crescita. Tale occasione si determina perseguendo l'obiettivo generalizzato della loro messa in valore, procedendo all'organizzazione e alla creazione degli strumenti più innovativi per la loro funzione, creando una rete generale di offerta, e di promozione e commercializzazione.

All'azione tradizionale sull'argomento, sono seguiti già interventi molto significativi con il Reg.to 2052/88 che hanno avuto per oggetto i musei più rilevanti della provincia e i centri di educazione ambientale di Gavorrano e di Rispescia.

Inoltre con il primo triennio del Reg.to 2081 ha avuto avvio il Parco del Tufo.

Con il secondo triennio del 2081 e con il Patto territoriale si conta di attivare :

il Parco Tematico della Civiltà Etrusca, che aspira, con il consenso già ottenuto dalla Regione e dall'U.E., a divenire una sede di osservazione e documentazione di livello internazionale dell'intera civiltà etrusca, con un gran valore per l'immagine del territorio, e per l'attrattiva concreta e specifica che sarà in grado di esercitare sulla domanda turistico-culturale;

il Parco Minerario delle Colline Metallifere (per il quale si devono rifunzionalizzare, al fine di conservazione della civiltà mineraria, alcuni dei principali compendi ex minerari) che potrà in seguito collegarsi alle altre più significative esperienze toscane analoghe;

il Sistema delle riserve naturali, comprendente le riserve naturali recentemente istituite, collegate in un meccanismo unitario di organizzazione e promozione, la cui valorizzazione deve avvenire nell'ambito della dotazione generale di aree protette del territorio, dalle zone umide alle riserve, dal Parco Regionale della Maremma alle altre aree di pregio come il Parco faunistico del Monte Amiata;

il Polo delle tecnologie ambientali, che punta a configurarsi come un centro di elaborazione e trasferimento di tecnologie ambientali per la bonifica di siti inquinati, il controllo dell'erosione litoranea, la prevenzione e il controllo degli incendi del bosco, il ripristino e il monitoraggio degli ecosistemi delle zone umide.

Perseguendo l'obiettivo di fondare sui beni ambientali e culturali una parte sostanziale della qualificazione dell'offerta turistica e di attribuire ad essi un ruolo decisivo per la determinazione dell'identità e del carattere distintivo dell'area provinciale, si deve d'altra parte agire con decisione per stabilire la possibile tela di rapporti a livello nazionale e comunitario con zone a caratterizzazione simile, inserendo la provincia nell'ambito di relazioni idonee a promuoverne ulteriormente l'immagine complessiva e a rafforzare la promozione d'area in generale.

LE AZIONI FUNZIONALI ALLO SVILUPPO

E' pur vero che le azioni citate, per un Ente come la Provincia, ne richiamano altre ad esse funzionali, di supporto, di riequilibrio.

Basti pensare: alla politica infrastrutturale, al piano della mobilità, alle attività volte a promuovere la qualità della vita, alle azioni mirate alla tutela dell'ambiente.

Nel novero di questa complessa politica di accompagnamento allo sviluppo e all'occupazione, vorrei citare, a mo' d'esempio, le azioni di tutela della qualità dell'acqua destinata all'uso umano e di sostegno alle iniziative per l'incremento della disponibilità idrica.

Sono note le azioni che l'Amministrazione Provinciale ha in cantiere per il corrente anno.

Lo studio per il riutilizzo delle acque di rifiuto derivanti dai trattamenti di depurazione.

La prima fase del Piano Provinciale per la tutela degli acquiferi. In particolare è previsto un intervento mirato a studiare la vulnerabilità del più importante acquifero della Provincia, quello amiatino.

Sono, inoltre, avviate iniziative a sostegno di interventi rivolti a migliorare la situazione degli impianti irrigui della pianura grossetana.

E' stata riavviata la procedura per realizzare, nella zona sud della Provincia, un bacino per il contenimento delle acque di piena dell'Albegna da utilizzare a fini agricoli ed idropotabili.

E' seguita con attenzione la possibilità di realizzare altri piccoli invasi (Petraia per Follonica e Scarlino, Bruna per la pianura grossetana) che, oltre al primario servizio di laminazione delle piene, potrebbero essere utilizzati anche per l'accumulo della risorsa da sfruttare nel periodo di massima domanda cioè nei mesi estivi.

Non di meno tutte le altre iniziative rivolte alla difesa del territorio ed al miglioramento dell'igiene ambientale risultano in linea con la politica di sviluppo tracciata e ne costituiscono un indispensabile corollario.

Del programma per il 1997 è opportuno segnalare:

• il nuovo programma di monitoraggio della qualità dell'aria,

• il Piano Provinciale per lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile,

• il monitoraggio della linea di costa,

• il censimento delle aree franose e dei dissesti idrogeologici,

• lo studio del rischio idraulico in alcuni bacini della Provincia,

• i vari progetti per il mantenimento e l'implementazione delle opere di bonifica.

S'inquadra nella logica descritta anche la questione delle bonifiche industriali, con particolare riferimento al necessario ripristino delle condizioni di sicurezza delle pertinenze attive o dismesse.

CONCLUSIONE

L'occupazione che verrà

Non è certo facile dire quale potrà essere la traduzione occupazionale della strategia anzidetta.

Però, ritengo di poter affermare che la sinergia intelligente:

• degli investimenti realizzati e in fase di realizzazione legati ai finanziamenti comunitari;

• di quelli legati a fonti finanziarie nazionali;

• delle possibilità aperte dalla creazione di aree artigianali-industriali;

• del lavoro di qualificazione dell'economia tradizionale;

• dei circa 50 miliardi di investimenti in Lavori Pubblici che la provincia ha realizzato e sta realizzando nel triennio 1995-1997;

• di quelli legati alla prossima partenza dei lavori sulla Due Mari;

• della scelta di battere con coraggio la strada dei Nuovi Bacini Occupazionali;

• del rilancio di alcuni Piani Regolatori comunali;

• e, specie, dell'andata a regime del Patto Territoriale,

potrà produrre risposte occupazionali sicuramente interessanti.

 


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Patto Territoriale. Sperare contro ogni speranza

(Introduzione al Primo Incontro pubblico di avvio del Patto Territoriale, 9. 9. 1996)

Le novità

Il PT è uno strumento caratterizzato dalla concertazione locale che, rovesciando la logica dell'intervento straordinario, fa premio su ipotesi di sviluppo locale, pensato, progettato e realizzato dal basso.

Le novità non sono di poco conto

La prima consiste nella possibilità che i soggetti e gli enti locali hanno nel diventare essi stessi promotori e attori dello sviluppo.

La seconda che viene sottoposta a valutazione (oltre al singolo investimento) la progettazione complessiva attivata sul territorio.

La terza, collegata alla precedente, è che viene fissata una procedura di attivazione di questo strumento basata sulla rispondenza delle proposte alle caratteristiche e alle vocazioni delle singole aree; proposte che configurano dunque una piattaforma organica indirizzata al conseguimento di un obiettivo generale di sviluppo.

La quarta riguarda la semplificazione dell'iter istruttorio, assicurata, tra l'altro, dal fatto che all'approvazione da parte del CIPE di un Patto Territoriale, segue immediatamente l'assegnazione dei fondi e quindi la concreta possibilità di attuare gli investimenti in esso previsti.

Il Patto per la provincia di Grosseto

Perché un Patto Territoriale per la provincia di Grosseto?

Perché lo richiede la situazione economica.

Sino agli anni '80 la provincia di Grosseto si configurava come un sistema economico non molto robusto, che non aveva sfruttato appieno le proprie potenzialità. Aveva raggiunto uno sviluppo che, più che arretrato, qualcuno sensatamente definì attardato. Un sistema, insomma, che non aveva conseguito un assetto definitivo: l'agricoltura e l'industria chiedevano maggiore stabilità; il turismo maggiori spazi ed una migliore valorizzazione; il commercio e la pubblica amministrazione avevano quasi raggiunto la saturazione.

Talune caratteristiche del nostro modello economico ci rendevano in un certo senso assimilabili a certe aree del Sud del Paese: la presenza della grande industria; l'agricoltura estensiva; il terziario non qualificato; la piccola e media impresa debole; il turismo che non utilizzava pienamente le proprie potenzialità.

Sopraggiunge la crisi. Evidenziata, in particolare, dal: declino industriale (area Nord: comparto chimico-minerario: da 2000 a 200 occupati dal 1980 ad oggi; crisi amiatina e nell'orbetellano; crisi industrie manufatturiere); tracollo occupazionale (dal 1990 al 1995 gli iscritti alle liste di collocamento passano da 12000 circa 19000).

Siamo di fatto riconosciuti area depressa, mediante l'inclusione negli obiettivi 2 e 5b (2052/88 - 2081/93 - 1994 ob. 2).

La nostra inclusione nella 236/93 ci fotografa, infine, come area di crisi. La legge 236, infatti, individua le "aree di crisi" all'interno delle "aree depresse". Questa inclusione è giunta dopo una lunga fase di confronto tra Provincia, Regione, Task-force-Governo ed è stata preceduta dalla creazione della Grosseto-Sviluppo.

La nostra ammissione a finanziamento (per 22 miliardi), con il cosiddetto "Decreto Treu", insieme alle aree Apuana, di Airola, Brindisi, Crotone, La Spezia, Latina, Livorno, Manfredonia, Marghera, Messina, Torrese Stabbiese, Vercelli è segno, oltre che della serietà con cui è stato presentato il pacchetto di progetti, del fatto che la nostra situazione di crisi è, come dire, "particolare".

Mi sono permesso di rammentare cose note anche perché vista la tendenza ad estendere i Patti dal Sud al Centro-Nord, non vorrei che estensione significasse generalizzazione. Parlo dei Patti ammessi a finanziamento, ovviamente, non del "modello Patti" utilizzabile da chiunque.

Ma è un salto di qualità, quello che deve compiere la nostra economia. In estrema sintesi, i caratteri principali del tipo di sviluppo che intendiamo perseguire e sui quali, ritengo, possiamo dare per acquisita una convergenza di massima, sono così riassumibili:

valorizzazione delle grandi risorse storico-culturali che possono funzionare come fattore di stimolo e di collegamento delle componenti produttive in un quadro organico, che rappresenti anche una offerta complessiva e una identità (qualificazione della produzione agricola primaria e sua verticalizzazione; miglioramento ed espansione dell'offerta turistica; produzioni tipiche e di qualità; piccola e media impresa utilizzatrice delle risorse territoriali);

miglioramento costante dei processi culturali e formativi e partecipazione più attiva alla realizzazione, anche a fini di sviluppo, di quelli della informazione e della comunicazione;

riparazione delle dismissioni della grande industria (confronto ENI in atto), procedendo particolarmente in alcune zone anche a riassetti e recuperi ambientali, operando in generale per la formazione e il rafforzamento di un tessuto produttivo autonomo e vitale;

persistenza nel continuare ad affrontare alcune emergenze di carattere ambientale, quali la questione idrica e l'erosione costiera, e carenze infrastrutturali ormai antiche come la viabilità.

Non tutti questi obiettivi potranno essere inseriti nel PT, ma larga parte degli eventuali progetti rispondenti a questi caratteri potranno trovarvi giusta collocazione.

E, lasciatemi dire, che il raggiungimento di questi obiettivi toglierebbe Grosseto da quell'ambito riduttivo in cui tuttora è confinato, di "appendice turistico-agreste" della Toscana più forte, e darebbe corpo alla possibilità della "Toscana Meridionale" di configurarsi come sede di un nuovo e diverso sviluppo.

q Perché gli strumenti che le istituzioni locali insieme alle forze sociali hanno attivato, quando hanno traguardato, hanno consentito risposte prevalentemente "puntiformi".

Così il 2081 ob. 2; il 2081 ob. 5b; la 204; la 221; e in un certo senso anche la 236. L'accordo di programma Stato-Regione e il relativo art. 26, che prevede l'aggiornamento delle aree di crisi, sembra sostanzialmente congelato.

Il PT, lo ribadisco, può funzionare da contenitore di una buona fetta delle scelte più significative oggi individuabili, che, tutte insieme e organicamente, sostengono la possibilità di un nuovo sviluppo.

q Perché il Patto Territoriale mi è sembrato lo strumento adatto a concretizzare quanto dal momento del mio insediamento ho costantemente detto e cercato di realizzare: il salto di qualità (piccolo o grande non saprei dire) nello sviluppo economico della nostra provincia passa attraverso la realizzazione di un circuito virtuoso tra tutti gli attori sociali, imprenditoriali, creditizi e istituzionali.

Per dirlo parafrasando la terminologia comunitaria: tentare di salire il sacro monte della virtù economica attraverso la concertazione, la programmazione, il partenariato, l'addizionalità.

 

L'azione della Provincia

E' intuendo quanto detto che nel maggio del corrente anno ho avanzato formale richiesta al CNEL per attivare le procedure per la predisposizione di un Patto Territoriale per la provincia di Grosseto. Nel giugno è giunta una prima disponibilità ad accompagnare la concertazione. Disponibilità precisata il 25 luglio laddove si chiede, altresì, di far pervenire entro il 30 settembre c.a. alla Segreteria Tecnica dell'Ufficio di Presidenza del CNEL una scheda contenente:

3 una relazione sul PT Grosseto contenente informazioni sul territorio interessato, sugli obiettivi, sulle iniziative imprenditoriali previste, le connesse esigenze infrastrutturali, sui soggetti locali coinvolti e sugli impegni che si intende assumere;

3 lo stato di avanzamento;

3 una previsione dei tempi per la sua definizione.

Il nostro naviglio attraccherà?

Chissà se il naviglio contenente il nostro Patto Territoriale attraccherà?

Il sottosegretario Macciotta recentemente ha segnalato la disponibilità di 1800 miliardi (800 nazionali e 1000 comunitari): il che vuol dire che da parte del governo vi è l'intenzione di finanziarne 18-20. Di questi i più saranno appannaggio delle aree di crisi del Sud. Stando ai "si dice" 4 o 5 dovrebbero riguardare il Centro-Nord.

La finanziabilità del "PT per Grosseto" dipenderà dalla volontà governativa e dalla nostra capacità di predisporre un progetto di patto serio e rispondente alle vocazioni della nostra area.

Sul primo fronte dovremo tutti, ciascuno per il campo di propria competenza, svolgere azione di lobbying, sul secondo dobbiamo sin da subito, con celerità, attivarci, facendo gioco di squadra, senza inutili gomitate.

Nell'esclusivo servizio dei cittadini della nostra provincia, specie di coloro che richiedono risposte occupazionali.


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Patto Territoriale. La nave sta per attraccare

(Intervento di apertura nel giorno della sottoscrizione dell'Accordo tra soggetti pubblici per il Patto Territoriale, Grosseto 28. 10. 1997)

LA PARTENZA DELLA NAVE PATTO TERRITORIALE

La "nave" del Patto Territoriale (PT) molla gli ormeggi il 22 maggio 1996 con la richiesta avanzata al CNEL di avviare l'iniziativa per la formulazione di un PT provinciale.

Ma l'idea di partire per la nuova ventura era già stata annunciata nell'estate '95 alla 10° Commissione Attività Produttive della Camera in visita a Grosseto e fu inclusa nel documento che recepiva le conclusioni dell'incontro tenuto a Grosseto il 20 febbraio 1996 tra la Giunta Regionale, Provinciale e del Comune capoluogo.

In quella sede, infatti, si decideva "di procedere alla definizione di patti territoriali quali strumenti di concretizzazione dei progetti di sviluppo locale attraverso l'impegno comune di Provincia, Comuni, Regione e delle categorie economiche e sociali".

Ma perché fu pensato di imbarcarsi sulla nave PT, quando in provincia si erano consolidate positivamente altre scialuppe di sostegno?

Per una preoccupazione. La preoccupazione che i vari strumenti di sostegno finissero per produrre ricadute positive molto parziali, per i meccanismi di selezione operanti o per la mancanza di organicità degli interventi sostenuti.

Mentre il PT poteva consentire non solo un ulteriore consistente afflusso di contributi, ma anche di perseguire più pienamente un disegno organico di rilancio: chiamando all'appello proposte progettuali sulle vocazioni di sviluppo locale e collegando le proposte a quanto in corso di realizzazione grazie all'uso degli altri strumenti.

LA NAVE PATTO VA

Nel settembre '96 l'equipaggio della nave ebbe ad iniziare la concertazione vera e propria e giunse alla elaborazione della strategia, alla individuazione delle filiere, alla raccolta dei progetti.

Ciò è stato possibile perché sindaci, altri amministratori locali, imprenditori, responsabili di categoria, di aggregazioni consortili di scopo, di sindacati, di istituzioni creditizie sono stati disposti a superare le connotazioni comportamentali del lamento e dell'attesa di una salvazione dall'esterno e si sono resi promotori e attori di uno sviluppo locale pensato, progettato e realizzato dal basso.

La strumentazione di bordo del PT si dimostrava idonea allo scopo e tale da spingerci ad ulteriormente comprendere che il salto di qualità nello sviluppo della nostra provincia passava attraverso la realizzazione di un circuito virtuoso tra gli attori sociali e istituzionali.

Sempre più convinti della bontà dell'iniziativa, noi amministratori - in quanto parte della concertazione - abbiamo continuato a remare, nella convinzione che amministrare non volesse dire denunciare i problemi o evocare i desideri.

Amministrare vuol dire farsi carico dei problemi e dare gambe ai desideri, e i desideri per stare in piedi hanno bisogno almeno di tre supporti: progettuali, finanziari, urbanistici.

Ci siamo mossi insieme alle associazioni e alle altre istituzioni funzionali, con le imprese e la Grosseto-Sviluppo (alle quali va il mio ringraziamento) per dare le gambe progettuali e finanziarie, anche attraverso l'Accordo tra le parti sociali dell'8 maggio 1997 e il Protocollo tra gli Istituti di credito e i Consorzi Fidi del luglio dello stesso anno.

Ne sono nati progetti che hanno le carte in regola per muoversi in una moderna economia di mercato.

Su questa lunghezza d'onda c'è stato il fecondo lavoro con la Regione Toscana, sia per supportare progetti pubblici di valenza sovracomunale che per costruire la indispensabile gamba urbanistica, senza della quale oltre 40 progetti non avrebbero mai potuto vedere la luce.

Ne è nato l'Accordo tra soggetti pubblici che oggi andremo a siglare. E' un accordo dai contenuti profondamente innovativi: poca aria fritta e molta sostanza, dichiarazioni d'intenti limitate e molti impegni precisi sia di tipo finanziario che urbanistico per tutti coloro che hanno titolo ad esercitare competenze su quest'ultimo fronte (Regione, Provincia, Comuni, Parco Regionale della Maremma).

La Regione dichiara di considerare il nostro PT prioritario nell'ambito regionale, vi aggiunge risorse per circa 12 miliardi e si impegna ad orientarvi oltre 2 miliardi della 204/93.

Attraverso l'utilizzo di un'altra legge dello Stato, la 236, vi si dirottano altri 3 miliardi.

La Provincia vi posiziona 15 miliardi sulle infrastrutture viarie provinciali funzionali al Patto, 5 miliardi per la Rete delle Riserve Naturali, 500 milioni per il potenziamento dell'aerostazione, 500 milioni per la realizzazione di 1000 km di percorsi attrezzati per il turismo equestre, oltre alla destinazione prioritaria delle risorse disponibili per la Formazione e l'Orientamento professionale.

I Comuni, sui 28 progetti pubblici presentati, mettono complessivamente sul banco circa 30 miliardi di risorse proprie.

Da un punto di vista urbanistico siamo in presenza di grandi novità: 40 progetti che nell'arco di 4-7 mesi giungeranno ad avere la concessione edilizia.

Ciò grazie ad una consistentissima accelerazione delle procedure dovuta ad un utilizzazione straordinaria della ordinaria L.R. 5/95 ed al recepimento della finanziaria '96 e della delibera CIPE del 21.3.97 in virtù delle quali, nelle aree di crisi, è possibile convocare conferenze di servizi ove adottare determinazioni congiunte di tutte le amministrazioni interessate con effetto di variazione degli strumenti urbanistici e di sostituzione delle concessioni edilizie.

Per tutto questo, dell'accoglimento concertato delle varianti e, dunque, della disponibilità a riconoscere lo sforzo generale, dei privati e del pubblico, per garantire la ripresa, nel rispetto dei principi essenziali che regolano l'uso del territorio, ringrazio la Regione Toscana, specie nella persona del suo Presidente, Vannino Chiti, che con forza sta spingendo, anche a livello nazionale, perché il nostro Patto possa giungere a buon fine. Come pure sento il dovere di ringraziare la vice presidente della Giunta regionale Marcucci e gli Assessori regionali Barbini, Giannarelli, Ventura, i Dirigenti regionali che se ne sono occupati e la dott.ssa Giannina Usai della sede romana della Regione Toscana.

Non posso neppure dimenticare di ringraziare gli amici della Giunta provinciale, in specie l'Assessore Gennai, i Dirigenti Parentini e Pettini e tutto il personale che al Patto si è dedicato e continuerà a dedicarsi.

MA QUALE È IL CARICO DELLA NAVE PATTO TERRITORIALE

La stiva della nostra nave è piena di un carico prezioso.

Vi sono, ad oggi, 108 progetti presentati da privati e 28 presentati da enti pubblici.

Gli investimenti totali, comprensivi delle richieste avanzate sul PT, sono oltre 700 miliardi.

Le prospettive occupazionali, tenendo conto solo degli investimenti proposti dai privati, possono interessare circa 2000 persone tra occupati fissi e stagionali, più l'indotto.

La circoscrizione di Grosseto è interessata da circa 700 nuovi addetti fissi (naf) e oltre 100 nuovi addetti stagionali (nas); quella di Follonica da oltre 500 naf e circa 130 nas; quella di Manciano da oltre 200 naf e circa 40 nas; quella di Orbetello da circa 150 naf e circa 40 nas; quella di Arcidosso da circa 70 naf e circa 50 nas.

Vi sono inclusi larga parte degli interventi ritenuti - a ragione, ma di solito evocati retoricamente e solo a scopo polemico - fondamentali per il rilancio della nostra economia.

Possiamo trovare, infatti, nel PT i Porti Turistici di Scarlino, Marina di Grosseto e l'approdo di Talamone. Le modalità di approvazione dei PRG portuali trovano una notevole accelerazione attraverso l'effettuazione di Accordi di programma promossi dalla Regione, previa presentazione dei progetti da parte dei Comuni, che debbono concludersi entro 60 giorni dal loro avvio.

Gli Enti sottoscrittori sono inoltre impegnati ad agire per la convocazione di Conferenze di servizi da parte delle autorità statali e dei loro uffici periferici per l'approvazione dei progetti esecutivi delle opere portuali.

Per la realizzazione dei Porti di Scarlino e di Marina di Grosseto sono state avanzate proposte di investimento, da parte di soggetti privati, per un importo complessivo di circa 90 miliardi.

Sono stati recepiti interventi riguardanti le Terme di Saturnia, Roselle, Monterotondo Marittimo, Bagnore (S. Fiora).

Le proposte avanzate riguardano le esigenze di potenziamento, qualificazione e avvio di stabilimenti turistico-ricettivi termali che corrispondono, in gran parte, all'offerta che il territorio provinciale può mettere sul mercato. Due delle proposte citate costituiscono varianti agli strumenti urbanistici, per le quali potranno essere adottate le procedure di snellimento previste nell'Accordo. Gli investimenti complessivi assommano a circa 64 miliardi.

Attraverso le proposte, fatte proprie dal PT, per nuovi impianti golfistici (collocati nelle Colline Metallifere, nelle Colline del Fiora e nella Costa d'Argento), può consolidarsi e acquistare precisi connotati un ulteriore segmento di attività turistica, tale da alimentare flussi specifici e qualificare l'offerta.

In relazione alla necessità di migliorare l'accoglienza sono presenti nel PT proposte di potenziamento di strutture esistenti e di creazione di nuove attività turistico ricettive, che interessano in generale il territorio provinciale e che potranno generare oltre 3000 nuovi posti letto in strutture alberghiere o extra-alberghiere.

Sono inoltre previsti 12 ristoranti, 64 impianti sportivi e ricreativi e 20 strutture culturali-didattico-informative.

Oltre agli interventi nella zona costiera, già previsti negli strumenti urbanistici segnalo, in particolare, i rilevanti insediamenti - alcuni dei quali in variante - che si realizzeranno nelle zone interne.

Questi ultimi rispondono all'obiettivo di un riequilibrio nello sviluppo e sono resi possibili dal riutilizzo e dal potenziamento di volumi esistenti e contribuiscono a dare corpo all'aspirazione di rappresentare una meta privilegiata dai flussi crescenti di turismo nel verde e di carattere naturalistico-culturale.

Va d'altra parte tenuto presente l'impegno, in parte presente anche nel PT, teso a migliorare l'attività di commercializzazione, informazione e accoglienza svolto dai consorzi privati degli operatori e dai soggetti pubblici.

Si collocano in questo quadro anche gli investimenti nelle strutture di turismo equestre, di servizi per l'attività allevatoriale e per la promozione di un'offerta integrata legata al cavallo.

Si integrano profondamente con le proposte avanzate dai privati, i progetti di iniziativa pubblica che riguardano la valorizzazione di molte emergenze culturali e ambientali a fini dell'accoglienza e della qualificazione dell'offerta turistica di base.

Tra questi vanno sottolineati in primo luogo i progetti riguardanti il Parco Tematico della Civiltà Etrusca, il Parco Minerario, la Rete delle Riserve Naturali, il Parco Regionale della Maremma, la Rete delle Ippovie.

Siffatta nuova infrastrutturazione contribuisce in modo rilevante a dare concretezza all'antico obiettivo di utilizzare più pienamente, ai fini dello sviluppo, le doti derivanti dalla natura e dalla storia che identificano il territorio provinciale e lo hanno già reso riconoscibile sul piano nazionale e internazionale.

Emerge, inoltre, la significativa partecipazione della piccola impresa e dell'artigianato, con 10.000 nuovi metri quadrati coperti previsti dalle varianti urbanistiche, oltre alla previsione di strutture di promozione e di assistenza.

E' infine previsto il miglioramento dell'offerta fieristica mediante l'organizzazione e l'azione della Fimar e il potenziamento dell'aerostazione civile, grazie all'impegno che i soggetti interessati, principalmente gli Enti Pubblici, riverseranno nella Seam.

QUANDO LA NAVE ATTRACCHERÀ AL PORTO DELL'APPROVAZIONE MINISTERIALE?

Noi speriamo presto. Stiamo lavorando perché quando giungeremo all'approvazione ministeriale e alla successiva sottoscrizione definitiva del PT tutti i progetti, che avranno passato il vaglio dell'Istituto di credito, possano avere in regola le carte urbanistiche e finanziarie.

Intanto la tappa più imminente, da consumarsi nel giro di due settimane, sarà l'individuazione del soggetto responsabile e la formalizzazione della sottoscrizione, attraverso l'assemblaggio di tutti i pezzi del PT (documento strategico, progetti, accordo tra i soggetti pubblici, intesa tra le parti sociali, lettera d'intenti tra gli istituti di credito e i consorzi fidi) e la firma di tutti coloro che fanno Patto (soggetti promotori, aderenti e privati).

Tappa immediatamente successiva sarà la scelta dell'Istituto di credito al quale affidare il vaglio dei progetti del Patto e la consegna del Patto allo stesso.

Dopo di che la nave PT dovrà veleggiare di forza propria e quanto più sarà carica di progetti bancabili e cantierabili tanto più riuscirà a passare lo "stretto di Gibilterra" rimanendo piena del prezioso carico.

AL NOSTRO FUTURO

Cari amici, dentro la nave PT vi è uno spicchio del nostro futuro.

Per questo dedico le nostre comuni fatiche ai protagonisti di quel futuro: i nostri giovani.

 


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Patto territoriale. Che bello! Abbiamo traguardato

(Conferenza stampa, Comunicazione dell'avvenuto finanziamento del Patto, 3. 2. 1999)

La notizia della certa erogazione dei finanziamenti al Patto Territoriale per lo sviluppo della Maremma grossetana (il nostro Patto!) è per me e i miei collaboratori motivo di grande soddisfazione.

Siamo infatti consapevoli che quella messa in piedi col Patto è l'azione concertata più concreta realizzata in provincia, negli ultimi decenni, per il lavoro e lo sviluppo.

Il Patto attiverà 1000 posti di lavoro, più altrettanti per l'indotto, nei prossimi 3-4 anni.

E' una risposta vera e di grande portata (se pur parziale) ad alcuni nostri disagi occupazionali. Sul territorio provinciale entreranno in circolazione 450 miliardi di investimenti.

La nostra soddisfazione è, altresì, legata all'entità del finanziamento statale: con poco meno di 100 miliardi il nostro Patto è stato quello che - tra i patti approvati - ha ottenuto il finanziamento più alto.

Tutto questo è segno che il lavoro duro, costante, non gridato, ma volto a stimolare istituzioni e imprenditori, a perfezionare progettualità, a tessere la trama delle giuste relazioni, è quello che porta risultati per il bene comune.


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Patto Territoriale. Ai nostri giovani

(Dichiarazione, Sottoscrizione del Patto, 30. 3. 1999)

In questo Patto territoriale c'è una fetta del nostro futuro.

E desidero dedicarlo proprio ai protagonisti di questo futuro: i nostri giovani, che meritano di avere sempre maggiori opportunità occupazionali.

Abbiamo lavorato, soprattutto, pensando a loro.


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MPS (I)

L'incontro del Petriolo

(Dichiarazione, Comunicato stampa, luglio 1995)

Si è svolto presso l'Hotel Petriolo, su sollecitazione mia e del sindaco di Grosseto, Valentini, un incontro con il Presidente della Provincia di Siena, Starnini e il Sindaco di Siena, Piccini.

L'intento era quello di esaminare insieme - alla luce della trasformazione del MPS - la nuova situazione, le prospettive di sviluppo, gli interventi possibili e utili alla crescita dei territori delle due province, dati anche i particolari rapporti storici e istituzionali.

Al di là della composizione dei poteri di nomina previsti dal nuovo statuto che, proprio perché frutto di un difficile e complesso lavoro, difficilmente potrebbero essere in questa fase modificati, si è convenuto di esaminare tutte le possibilità perché le azioni del Monte possano continuare ad essere incisive in favore della crescita economica, sociale, culturale della provincia di Grosseto.

Ciò dovrà consistere in questa fase:

• nel recuperare quello che lo statuto sembrerebbe non consentire, magari con atti diversi dalla modifica statutaria, come d'altronde in passato;

• nel coinvolgere le azioni della Società bancaria e della Fondazione MPS negli strumenti ad essa collegati, tenendo conto delle reali risorse disponibili.

L'incontro ha comunque segnalato l'avvio di un rapporto decisamente più intenso e concreto tra le nostre istituzioni, ora su questi temi, in seguito su altre questioni di governo locale.

Prossimi incontri dovranno offrire sbocchi operativi alla comune volontà politico-istituzionale espressa nell'incontro del Petriolo.


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MPS (II)

Non incriniamo la collaborazione

(Lettera inviata al Presidente del MPS Luigi Spaventa, 10. 5. 1997)

Pregiatissimo Presidente, l'istituzione del Fondo di sviluppo per la Provincia di Grosseto risale al 1964 e l'utilizzazione delle conseguenti risorse economiche ha prodotto negli anni effetti positivi per lo sviluppo delle attività produttive e più in generale nella valorizzazione delle potenzialità imprenditoriali del territorio provinciale.

Con l'impegno economico del Fondo di Sviluppo (oltre 13 miliardi di lire in 30 anni di attività) sono stati corrisposti aiuti ad imprese, a società pubblico-private o a Consorzi di imprese.

Tali aiuti hanno consentito di avviare nuove attività e di mantenere e incrementare quelle esistenti, complessivamente incentivando l'attività economica in una provincia caratterizzata da problemi e difficoltà e che continua comunque ad essere fortemente legata alla operatività dell'istituto bancario Monte de' Paschi di Siena.

A conferma di quanto sottolineato ricordo solo alcune tra le proposte più significative di quest'ultimo periodo quali:

• l'attribuzione dei sostegni per gli investimenti aziendali previa adesione alle opportune norme regolamentari;

• la destinazione di una quota parte del Fondo alle aree per insediamenti produttivi;

• consistenti finanziamenti per la Società Grosseto Sviluppo e per i Consorzi Grosseto Export e Maremma Alimentare.

Per quanto riguarda le infrastrutture va menzionata la recente scelta di utilizzare 252 milioni per la progettazione esecutiva dell'Aurelia nel tratto del Chiarone (zona Capalbio).

Il Comitato Provinciale per lo Sviluppo Economico di Grosseto, del quale fanno parte la Provincia, il Comune capoluogo, l'Associazione Industriali e la CCIAA di Grosseto, ricordando a Codesta Deputazione la precedente considerazione riservata a questo territorio, intende sollecitare, per mio tramite, un'opportuna riflessione sulla collaborazione e sui buoni rapporti che in tutti questi anni si sono stabiliti e consolidati fra questo Comitato e il MPS e tra il MPS e la realtà locale.

Questa collaborazione sembra destinata ad incrinarsi poiché con l'entrata in vigore del nuovo Statuto MPS non si intravede una prospettiva che confermi e consolidi la positiva esperienza più che trentennale.

Intendiamo precisare che anche nel precedente Statuto la provincia di Grosseto non era menzionata tra i soggetti beneficiari di sostegni atti a favorire e incoraggiare le attività economiche e produttive. Tuttavia la Deputazione adottò, con propria Delibera, la decisione di ricomprendere il territorio provinciale nell'ambito di applicazione del Fondo di Sviluppo.

Con la presente, a nome del Comitato e mio personale, chiedo di riconsiderare la questione in oggetto al fine di preservare la più fattiva collaborazione fra il Monte de' Paschi e la realtà produttiva grossetana.

In attesa di un riscontro, che mi auguro positivo, rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento in merito.

Cordiali saluti.

 

 


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MPS (III)

Il quadro normativo attuale e l'auspicata revisione

(Lettera inviata al Presidente del MPS Giovanni Grottanelli de' Santi, 5. 2. 1998)

Pregiatissimo Presidente, a nome del Comitato per lo Sviluppo Economico e mio personale, le chiedo un incontro al fine di riconsiderare la questione dell'utilizzo delle risorse finanziarie del Monte de' Paschi per la valorizzazione delle attività economiche del territorio grossetano.

Con l'entrata in vigore del nuovo Statuto del MPS sono venuti a mancare gli incentivi per l'insediamento e lo sviluppo delle attività produttive, fino a quel momento ricompresi - nell'ambito dell'applicazione del Fondo si Sviluppo - anche per la provincia di Grosseto.

Sottolineo la positiva collaborazione e i buoni rapporti che in questi anni si sono stabiliti fra il Comitato e il Monte dei Paschi e tra il MPS e la realtà locale, che continua ad essere fortemente legata all'operatività dell'istituto bancario da lei presieduto.

Ricordo che alcune attività economiche della provincia grossetana hanno trovato significativi supporti proprio negli incentivi messi a disposizione dal Fondo di Sviluppo, che hanno contribuito ad avviare e a mantenere e incrementare quelle esistenti dando impulso al tessuto produttivo di questa terra.

Già nella vostra precedente nota, datata 5/9/1997, veniva ricordato che il vigente Statuto prevede interventi per l'economia unicamente in favore della provincia di Siena; tuttavia si sosteneva che "all'interno del suddetto quadro normativo e statutario, nell'attesa di una sua possibile evoluzione, le richieste provenienti dall'area grossetana potranno comunque essere valutate, nella considerazione che, per motivi di contiguità territoriale, queste stesse possano avere un impatto positivo anche sul territorio senese".

Apprezzando lo spirito di possibile apertura emergente dalle affermazioni predette, esprimo la necessità di un approfondimento sia riguardo l'attività comunque realizzabile all'interno dell'attuale quadro normativo, sia in relazione dell'auspicata eventualità di una sua revisione.

Fiducioso di un cortese riscontro, anche preliminarmente per le vie brevi, invio i più cordiali saluti.