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Biografia “autorizzata”

[*] Quando sono nato (il 28 luglio 1957 a Pitigliano)   [1] stava appena decollando il boom economico, ma i  ricordi dei nostri vecchi sono più legati al grande freddo del '56. Sono nato da una famiglia di lavoratori: mio babbo Ezio, industriale boschivo, mia mamma Ele Brinzaglia, artigiana maglierista. [2]

[*] Della fanciullezza ricordo gli zii Orlanda e Nazareno e la nonna Rosetta (che non era nonna, però mi coccolava tanto), gli amici, i compleanni [3] , alcuni luoghi (la cantinella, il fiume Prochio, via Santa Chiara, le ripe), la famiglia di mia mamma e quella più numerosa di mio babbo (il quarto di otto fratelli) e il luogo della loro provenienza (Sarnano in provincia di Macerata, nelle Marche). Ricordo un cane di mio zio Claudio (Lia) a cui ero molto affezionato [4] , i compagni di scuola e la maestra Sargentini. [5]  

[*] L'adolescenza vera e propria è stata piuttosto movimentata (e non perché nell'anno di passaggio - 1969 - l'uomo era addirittura montato sulla luna): perché ero molto sulla strada e sul motorino, dietro le ragazze e spesso a ballare (per lo più alla Serenella a Manciano), tanto che nel primo anno di Ragioneria (1972/73) ci lasciai le penne.

Sentìì molto quella bocciatura (allora si diceva così), anche se ostentavo indifferenza. La cosa mi servì è nel 1978 ottenni il diploma in Ragioneria al mitico (si fa per dire: in zona c'era solo quello) Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “F. Zuccarelli” di Pitigliano con la valutazione di 50/60 (e con un legame di amicizia duraturo con i compagni di classe, tanto che ancora oggi ci incontriamo, vedendoci… molto cambiati. E meno male!)

Ho dunque trascorso gli anni da “teen ager” durante i travagliati ed esaltanti anni '70: con le loro utopie, i sogni, le illusioni, gli scontri ideologici, le stupidaggini.

Ne sono uscito trasformato…grazie alle esperienze fatte con la comunità ecclesiale: campi scuola, esercizi spirituali, esperienze forti, incontri con testimoni della fede e dell'amore (spesso sacerdoti: don Leopodo, don Lido, don Giorgio, don Icilio, don Fosco, don Angelo, ma anche molti laici, giovani e adulti). [6] Che gioia! Che emozioni forti! Che desiderio di rispondere con l'amore all'Amore! Forte come in quel periodo la vicinanza divina non ho più avuto occasione di sentirla. Fu la prima grande luce della mia vita: quella della fede.   [7] ( Documento Pdf44 Kb formato PDF)

Praticavo anche il calcio nell'Aurora Pitigliano ed anche se me ne sono dimenticato, ancora oggi alcuni dicono che ero niente male. Ma dopo pochi anni appesi gli scarpini al mitico chiodo (dovetti scegliere tra il pallone e le altre attività). [8]

[*] La giovinezza inizia con sulle spalle la Presidenza diocesana dell'Azione Cattolica, nella quale fui letteralmente scaraventato (da quell'imprudente di don Giorgio Gubernari). Esperienza che durerà per 8 esaltanti anni (con tanti amici, che sarebbe lungo elencare), tre dei quali anche come Consigliere nazionale della stessa associazione in un periodo piuttosto turbolento ma di grande spessore (era il tempo - cito a memoria - di Dino Boffo, Rosy Bindi, Alberto Monticone, Pasquale Straziota, Annalisa Aicardi, Umberto Folena, Antonio Tombolini, Giuseppe Costanzo, Fiorino Tagliaferri, Ignazio Sanna, Giuseppe Valensise e di altri amici dei quali fatico a ripescare il nome). [9]

[*] Inizia anche con l'esperienza alla Facoltà universitaria di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze che, dopo aver sostenuto 23 esami, si conclude con l'agognata laurea, la votazione di 110 e lode e la discussione di una tesi su “La struttura organizzativa del P.S.I. dalla ricostruzione ai giorni nostri: continuità e innovazione”, per la quale i professori Alberto Spreafico e Roberto d'Alimonte  proposero la pubblicazione. Ad una condizione….che le 1100 pagine fossero ridotte a 250! Cosa che, visto lo stress e la fatica accumulata, non riuscii ad accettare. Dell'università ricordo il “livello” dei professori: oltre ai due citati, il preside e storico Ugo Lotti, Antonio Zanfarino, Fausto Vicarelli, Luciano Cavalli, Domenico Fisichella, Stefano Passigli, il poeta Mario Luzi con il quale ricordo un seminario su Marcel Proust e il suo monumetale ciclo narrativo “Alla ricerca del tempo perduto” davvero esaltante. [10]

[*] Nel 1983 (forse marzo) don Giglio Mastacchini mi telofonò inaspettatamente dalla Curia di Pitigliano per chiedermi se fossi stato disponibile a svolgere una piccola supplenza di Religione Cattolica presso il Magistrale di Sorano: “ti prego Stefano - mi disse - non sappiamo chi mandarci” . Iniziò, così, l'avventura professionale (o vocazionale?) che dopo 22 anni mi offre ancora la soddisfazione di lavorare e il pane per sopravvivere.

Quell'anno fu buffo (ci sono anni topici, come dico io), perché ricevetti altre due offerte di lavoro, ma declinai, seguendo il fascino (illusorio?) dell'insegnamento.

In seguito, naturalmente, mi sono iscritto all'Istituto di Scienze Religiose “S. Bonaventura” di Viterbo, ho sostenuto 27 esami e - dopo l'interruzione di qualche anno - mi sono diplomato con la votazione di 110 e lode discutendo una tesi su Insegnamento sociale cristiano, pensiero politico cristiano, realtà sociale: quali interazioni? ( Documento Pdf488 Kb formato PDF) per la quale mi fu indicata una divulgazione in fascicoli (cosa che puntualmente, ancora una volta, non feci).

[*] L'imprevedibilità della vita organizza la prima metà degli anni '80 (gli anni di Craxi e De Mita e dell'Italia rampante) in maniera logico-sequenziale: saldo il debito con la patria [11] , termino gli studi universitari, inizio l'esperienza lavorativa vera e propria (dall'anno scolastico 1984-85) e…poi? E poi, come d'incanto, si svela il velato: intuisco di amare una giovane, che improvvisamente intuisco innamorata di me. Oddio, che botta! Anzi che luce! La seconda grande luce della mia vita: quella dell'amore. E chi se l'aspettava. Rossella, giovane universitaria, poi insegnante di Lingue e letteratura straniera, accetterà  nel 1986 di diventare la mia moglie, dopo che per anni avevamo frequentato lo stesso gruppo e fatto le stesse esperienze, senza che nulla lasciasse intravedere l'esito. [12]

Di li a poco la nostra famiglia sarà illuminata da due lampi: la nascita di Giovanni (1988) e Lucia (1990). Le luci della gioia. [13]

[*] Intanto - anche se può apparire meno poetico - dirigo per 5 faticosi anni le pagine diocesane del settimanale regionale “ToscanaOggi-Confronto” e nel 1987 vengo accolto nell'Ordine Nazionale dei Giornalisti-pubblicisti. Per 5 anni sono quasi costretto a presiedere il Sottocomitato pitiglianese della Croce Rossa e a dirigere il Centro Studi Politici e Sociali “Ildebrando da Soana”.

[*] Con il che siamo giunti ai caotici ed esaltanti primi anni '90: cioè alla caduta del Muro di Berlino, alla fine di un'epoca, delle forze politiche tradizionali e allo scoperchiamento del tombino di tangentopoli. Uno di periferia come me, che però cercava di stare attento a quello che accadeva intorno, cosa poteva fare? Insieme ad altri amici (Bruno Piccolotti, Luigi Corazzini, Paolo Vignoli in primis) avviammo l'esperienza di formazione all'impegno sociale e politico collegati con la Chiesa diocesana: decollò un percorso formativo e organizzammo incontri con testimoni privilegiati (Leoluca Orlando, allora pimpante sindaco antimafia di Palermo [14] , il giovane Lapo Pistelli, il professore universitario, poi presidente della Rai Roberto Zaccaria, il giornalista Paolo Giuntella, la partigiana, democristiana e presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Tina Anselmi, il gesuita P. Bartolomeo Sorge). Che esperienze anche queste! Che bei livelli! E non solo durante le conferenze, ma anche nelle lunghe chiacchierate durante gli accompagnamenti in macchina (cosa che non fu possibile con Orlando, perché super scortato).

[*] Nel frattempo, e per la precisione dal 1987, decisi di iscrivermi alla Democrazia Cristiana, partito che avevo ininterrottamente votato dal 1976, e nel quale ho operato, nel mio piccolo, finché ho potuto perché si rinnovasse, salvo quando ho capito, con evidente certezza (e mi stupivo perché altri non lo capivano) che era giunto al capolinea.

Decollò in questo modo l'esperienza provinciale che dopo passaggi piuttosto hard - Congressi provinciali del 1990 e del 1993 (come candidato perdente alla segreteria in entrambi i casi), Nuova Politica(1993),  Costituente provinciale del  Nuovo Partito Popolare (1994), Il Polo della democrazia e della solidarietà (fine '94 - primi '95) e, nello stesso periodo, la costituzione dell'interdiocesano Centro politico Ildebrando da Soana (strumento ancora lì, pronto a suonare, sol che lo si voglia!) - mi catapultò nelle amministrative provinciali del 1995 come candidato presidente di uno schieramento che ebbe ad anticipare l'Ulivo: i “Democratici Insieme”. [15]

[*] Carneade, chi era costui: così aveva esordito un giornalista, mi pare de La Nazione, quando nel 1990 uscì il mio nome come candidato alla segreteria provinciale democristiana. E sicuramente ai più ero sconosciuto quando, mi sembra nel febbraio 1995, uscii candidato alla presidenza della Provincia di Grosseto (prima elezione di tipo diretto). Da quale cappello uscì fuori il mio coniglio, non saprei dire. Ossia, la mia interlocuzione fu sin da subito ed anche in seguito (finché rimase in sella) con l'allora segretario provinciale del PDS, Palmiero Ferretti. Ma non saprei dire se fu una sua autonoma iniziativa e chi lo consigliò. Certamente nessuno degli ex-democristiani: quasi tutti dissolti nel nulla e per lo più neppure diventati popolari.

Spesso in seguito mi sono chiesto perché la scelta cadde su di me: probabilmente si cercava qualcuno al di fuori dei giochi di palazzo, proveniente dalla cosidetta società civile e in particolare dal mondo cattolico, che in qualche modo fosse riconoscibile per la questione morale e che forse avesse teorizzato la necessità dell'incontro tra le grandi masse popolari. Non so dire se questi furono i motivi e se la mia biografia vi corrispondesse: so solo che se vado a rileggere le cose che dicevo ai congressi e scrivevo nei vari giornalini (ho sempre avuto il vezzo di preparare gli interventi pubblici, soprattutto per il rispetto degli ascoltatori) ripesco la questione morale e la suggestione dell'incontro, come si diceva allora, tra cattolici e marxisti per il bene comune. Forse, molto più semplicemente era forte la paura di perdere (a livello nazionale c'era già stato il primo Berlusconi): e nelle situazioni di crisi si mettono in campo le “teste di cuoio”.

[*] Del tutto incoscientemente accettai e mi trovai subito nel campo di battaglia. Battaglia interna ed esterna. La prima per far comprendere che bisognava offrire segni reali di discontinuità con il passato: non per rinnegarlo del tutto, ma perché era crollato il mondo e prevalentemente erano rimaste macerie. Non pochi dei miei interlocutori con i gomiti appoggiati sul lungo tavolo di via Ximenes, sbiancarono quando dissi che avrei accettato di correre solo se avessi potuto scegliere in modo sufficientemente libero i collaboratori di Giunta. Proposi le “rose” e la cosa dopo non pochi mugugni passò: magari pensando che i petali messi in prima fila sarebbero stati, solo per questo, da me scelti. Non è bello rivelare cose particolarmente riservate, e io non lo farò: ma non fu così. Scelsi, assumendomi in prima persona la responsabilità, seguendo gli assunti che c'eravamo detti: che fossero tecnicamente preparati, non avessero responsabilità politiche di primo piano e non fossero vecchi del mestiere. Una volta vinto scelsi Mariella Gennai, Alessandro Pacciani, Renato De Carlo, Giampiero Sammuri e a dieci anni di distanza e con Mariella, come suol dirsi, “in loco di verità” sono ancora convinto della bontà di quella decisione. Poi dopo due anni ci affiancarono altri due validi collaboratori: Daniele Morandi e Moreno Canuti. [16]

[*] Già, ma nei ricordi ho saltato troppo: sono andato al dopo vittoria. Ma che si vincesse non era per niente scontato. Io, per dirla con quelli che parlano il “politicamente corretto” ero un candidato debole (come Emilio Bonifazi a Follonica) e gli sfidanti erano di tutto riguardo. Il centro-destra presentava un candidato che quanto a conoscenza del tessuto provinciale e dei meandri della burocrazia era cento passi più avanti di me: Giovanni Tamburro, Direttore dell'Associazione Industriali di Grosseto, che specie a Grosseto, ma non solo, era conosciutissimo (e la cosa, dico la verità, mi intimorì assai). Il “nuovo” centro-sinistra stava solo allora sperimentando lo stare insieme e nonostante la nostra lista ante-Ulivo dei Democratici Insieme (che includeva PDS, Patto Segni, PRI, Popolari, Lega Nord, Testimonianza per la Città, Verdi, Socialisti Italiani, Alleanza democratica) si presentava alquanto frastagliato.

Rifondazione Comunista aveva deciso o era stata costretta a decidere di andare per conto proprio e presentava un candidato assi grintoso, Roberto Barocci.

I Laburisti di Ciani presentavano Lamberto Ciani, perché Ciani non era stato candidato per il dopo-Ciani (era infatti il Presidente uscente): sgradito ospite in quel caso, con tutte le relazioni che era riuscito a costruire durante il suo mandato.

C'era poi una lista radicaleggiante, più di disturbo che altro, ma capeggiata dall'estroso Antonio Schiaretti, e un'altra, mi sembra, guidata da Giancarlo Galli, ma ad essere sincero, non saprei dire per quale schieramento (forse il Mat).

[*] Ce l'avrebbe fatta il giovane Davide a sconfiggere l'armata di Golia? I dubbi erano molti, anche se lo schieramento che mi sosteneva era ancora di tutto riguardo. Al primo turno presi il 36,8% contro il 30,7% di Tamburro, il18% di Barocci, il 7,1% di Ciani, il 4,5% di Schiaretti, il 2,9% di Galli.

Capii, capimmo che ce l'avremmo fatta, nonostante la straordinaria performance di Rifondazione e il discreto risultato di Ciani (con i quali non ci alleammo per il secondo turno: tutti concordi). Al secondo turno ricevetti 76.745 voti, pari al 58,11%, con punte straordinarie a Pitigliano, Sorano e anche Manciano (la mia area di provenienza), Monterotondo e Montieri (roccaforti rosse, che io non conoscevo).

Vinsi anche al comune di Grosseto con il 51,08%, che di lì a poco sarebbe stato conquistato da un giovane Davide del centro-destra e neo-consigliere provinciale del gruppo Vivi, Alessandro Antichi (il sindaco uscente Valentini nelle elezioni comunali del 1997 raccoglierà il 39,67% dei consensi). [17 Elezioni provinciali 1995 ( Documento Pdf 36Kb Scarica)]

Il nostro coraggio fu premiato, specie quello di non apparentarsi con nessuno al secondo turno, anche per coerenza con quanto avevamo dichiarato in campagna elettorale: ne uscì un Consiglio Provinciale blindato: 14 membri a noi dei Democratici Insieme (alcuni dei quali ottennero significativi risultati in collegi difficili, come Enzo Rossi), 6 ai Vivi di Giovanni Tamburo, 3 a Rifondazione Comunista e 1 ai Laburisti di Ciani. Non solo blindato, fu anche un buon consiglio: e ne mantengo un bel ricordo sia nella componente di maggioranza che in quella di minoranza di destra e di sinistra.

[*] Interessante fu la reazione di una serie di amici dell'ambito ecclesiale (evito di dire mondo cattolico, perché il “mondo” non c'era più e dalle nostre parti non c'era mai stato). Una parte accolse con favore e tremore la nuova avventura: erano sacerdoti attenti alle istanze sociali del Vangelo e laici che ormai da tempo soffrivano, pur turandosi il naso, la coesistenza nella DC con persone che avevano una visione della società totalmente differente. Furono per lo più silenti e magari mi incoraggiarono con qualche pacca sulle spalle; alcuni mi aiutarono con affetto anche nella campagna elettorale.

Un'altra parte reagì male e lo fece piuttosto energicamente: mi furono recapitate letteracce, telefonate risentite, smusate che sono perdurate nel tempo. “Come? - era un po' questo il tono - ti sei venduto ai comunisti, ai nostri avversari di sempre, a quelli che professano l'atesimo”. Alcune reazioni furono comprensibili (perché il passato in alcune teste non passa mai), altre ebbero del grottesco.

Simpatici furono invece i titoli dell'Alcione del 15 maggio 2005: “Centrosinistra, amen ” e “La provincia diventa diocesi” , come pure la vignetta di prima pagina raffigurante un pretino avanguardia delle masse proletarie. [18]

[*] Ma la corsa partì: avevo voluto la bicicletta…ora dovevo pedalare. E dal maggio 1995 al maggio 1999 ebbi a fare un'esperienza di tipo “monacale”: totale dedizione all'attività di Presidente, insieme agli amici della Giunta che accettarono lo stile e l'intensità dell'impegno.

Non solo: ho difeso l'istituzione Provincia da qualsiasi attacco esterno, foss'anche quello dei partiti che avevano contribuito a vincere le elezioni. Ricordo ancora lo stupore che provocai quando, pochi giorni dopo l'elezione, dichiarai ad un'assemblea dei semiorganizzati Popolari (dei quali facevo convintamente parte) che avrei preso un periodo sabbatico anche da loro. Purtroppo molti non vollero capire quell'esigenza (anzi me l'hanno rinfacciata più volte in seguito): esigenza di rispetto assoluto dell'istituzione, giusta distanza dalle forze politiche (anche le proprie), riorganizzazione dell'ente perché rispondesse alla sua vocazione di servire i cittadini e il bene comune. L'anno del Signore 1995 fu veramente un anno di fuoco; non ricordarlo vuol dire mascherare la verità.

[*] I risultati amministrativi ci sono stati? Non sta a me dirlo, perché non potrei mai rispondere in modo obiettivo. [19]

Marina Marenna, brillante giornalista de La Nazione, sembrava dire che qualcosa di buono era stato fatto. Così chiosava il 30 aprile 1999, poco prima dell'epilogo, (La Nazione, pag. gr 3): “Quasi cinquecento miliardi di finanziamenti in quattro anni che hanno portato ad investimenti per almeno mille miliardi. Usa solo i numeri Stefano Gentili per tracciare il bilancio di legislatura della sua giunta e aggiunge poche parole. “Mi sembrano dati di tutto rispetto, ma non voglio autocelebrarmi” Il saluto del presidente Gentili è in linea con il comportamento tenuto in quattro anni durante i quali ha lavorato senza clamore (il patto territoriale su tutto), ha preso decisioni importanti senza gridarle, ha attraversato le polemiche senza perdere la bussola. Con la stessa dignità con la quale ha annunciato di ritirarsi dalla corsa per la rielezione quando il clima gli è sembrato diventare irrespirabile”. [20] (Documento Pdf260 Kb formato PDF)

Dicevano bene - specie dopo la storica firma del Patto Territoriale per lo sviluppo della Maremma grossetana - anche molti di quelli che dal tavolo (ormai non più in via Ximenes e non solo in senso ubicatorio) avrebbero dovuto tirar fuori il nuovo coniglio-candidato: era così naturale che dopo un mandato di 4 anni si riproponesse il Presidente uscente per una seconda legislatura a completamento del lavoro iniziato che…….la prima decisione fu: “tutti candidabili, meno Gentili” .  

Insomma, bravo Gentili, si diceva nelle poche prese di posizione pubbliche, e a morte Gentili, si derubricava nei più ristretti tavoli e tavolini. Anche se un sondaggio che ancora conservo, fatto in area DS, sulla notorietà di alcuni personaggi politici (più qualche professionista) e la propensione al voto per gli stessi mi dava in netto vantaggio [21] (immagine jpg) (specie sui candidati di area centro-sinistra e nonostante non avessi mai fatto volutamente nulla per ostentare la mia posizione).

Perbacco, qualcosa di molto profondo doveva essere accaduto: e qualche ideuccia ce l'avrei. [22]

[*] Non c'è dubbio che la cosa ebbe a provarmi, anche fisicamente. Accumulavo 4 anni di durissimo lavoro (condiviso con i miei più stretti collaboratori, non solo di giunta, cito per tutti Fausto Vannozzi e Massimo Cipriani) e venivo ripagato con un calcio nel sedere. Lo sforzo e la ferita provocarono l'accensione di un'altra luce: l'insorgere di una malattia molto seria che ancora mi accompagna.

E a sforzo si aggiunse sforzo: in quanto Presidente della provincia (anche se ormai in uscita) mi fu chiesto, o meglio quasi imposto, di accollarmi la provvisoria guida, in qualità di Commissario, del Parco della Maremma. Bellissimo, ma in condizioni assai critiche. Compito che ho cercato di svolgere come meglio ho potuto da marzo a dicembre '99. [23]

[*] La Provvidenza ha voluto però lenire quella piccola ferita con balsamo sovrabbondante: nell'anno di grazia del 2000 nasce Samuele: il terzo lampo di gioia. [24]

[*] Dal maggio 2001 faccio parte, in qualità di vicesindaco, dell'amministrazione che governa il Comune di Pitigliano. Confesso di essermi rimesso in ballo più per un dovere verso i miei concittadini e la sollecitazione di alcuni amici, che per una spinta interiore a candidarmi. E ammetto di vivere una fase riflessiva.

[*] Riflessiva, ma non inattiva; anzi , per dirla con

Padre David Maria Turoldo,

“ascolto la Parola,

perciò parlo, agisco,

se occorre protesto,

se necessario subisco,

ma senza arrendermi,

senza rintanarmi

all'ombra del disimpegno” .

Stefano